Imprigionare cani per soldi, canili lager e libertà negate

Imprigionare cani per soldi, canili lager e libertà negate

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Dinamiche che preoccupano gli amanti degli animali e la figura del cane vagante

di Michele Brunetti

Il randagismo è diventato un business, ormai è noto a tutti, chi lo nega ha probabilmente la coscienza sporca. Associazioni e organizzazioni di volontari come Lav e le tante altre volte alla tutela animale, lottano ogni giorno alla ricerca di giustizia. Nel nostro paese, infatti, esistono tante strutture lager, troppe, nelle quali i cani sono stipati in gabbie anguste, in recinti sovraffollati o strutture non idonee con scarse condizioni igieniche dove le adozioni sono pressocché inesistenti e il volontariato non può accedervi, né per controllare né per aiutare con competenza i gestori privati, non di rado ignoranti sulla psicologia del cane e su quelle problematiche che vanno affrontate per diminuire il disagio e le dinamiche a cui vanno incontro i reclusi/ospiti. Quante ne abbiamo sentite negli ultimi anni sul nostro territorio, processi a rifugi conosciuti, ritrovamenti di canili clandestini o al limite della clandestinità, denunce, segnalazioni, maltrattamenti occultati, a uscirne fuori è un quadro inquietante. I comuni stipulando convenzioni con società private, invece di creare più canili comunali, a contratto fatto tendono ad allentare i controlli e così le imprese si lanciano spesso in affari senza scrupoli, soprattutto se si lavora su numeri considerevoli e se le condizioni prevalenti per assicurarsi l’appalto sono l’economicità del servizio e il ribasso a base d’asta. Tutto ciò ovviamente va a discapito degli animali, le cui cure e attenzioni passano in secondo piano. Per fortuna, sono presenti anche privati seri ed affidabili, lontani dal ragionamento “più cani più soldi”, ma nel centro-sud, secondo le inchieste sulla zoomafia, le realtà illecite sono in aumento.

I cani nei canili lager perdono ogni dignità diventando prigionieri e vittime di un sistema che trae beneficio dalla loro reclusione, soprattutto per quelli che sono nati randagi e che vivevano in un branco, rimangono sconvolti nel ritrovarsi accalappiati e sbattuti in minuscoli box a vita, alcuni di loro, che magari non hanno mai avuto contatti diretti con l’uomo o con contesti urbani, diventano a livello psicologico praticamente irrecuperabili, ultra fobici e con la tendenza a lasciarsi morire. Certo, negli anni ‘70 i cani vaganti venivano abbattuti senza fronzoli, circa centomila all’anno, ma è tempo che i tanti canili inaccessibili ai volontari aprano i cancelli permettendo alle associazioni animaliste di partecipare alla vita della struttura, nell’interesse degli animali e a garanzia di una gestione trasparente, assicurando la sterilizzazione di tutti gli ospiti e promuovendo realmente l’adozione. Due ere a confronto, ma il problema scatenante rimane sempre lo stesso: l’abbandono.

Imprigionare cani per soldi, canili lager e libertà negate

Ma attenzione, i cani vaganti non sono tutti uguali

In un vecchio numero di Focus, risalente al 2012, si trattava ampiamente di questo argomento, in sintesi possiamo affermare che ci sono distinzioni significative da fare. I cani inselvatichiti sono quelli di seconda o terza generazione, figli o nipoti di cani abbandonati e hanno perso il contatto con l’uomo, sono l’evoluzione naturale dei cani abbandonati. Solitamente sono di grossa taglia, in grado di cacciare e riprodursi, sono notturni e formano piccoli branchi e si comportano come predatori selvatici, nel Parco del Gran Sasso si cibano delle stesse prede, per lo più cinghiali, cacciate dai lupi, con cui a volte entrano in competizione o in alcuni casi accoppiandosi danno vita a un genere ibrido, un vero pericolo per la specie protetta. I randagi urbani sono cani che si vedono nelle nostre città, vivono in contesti in cui spesso entrano in contatto con l’uomo, da cui cercano cibo e talvolta anche compagnia, ma non hanno tuttavia un padrone né un riparo. Vivono ai margini delle nostre attività, mangiano quando qualcuno dà loro cibo o si arrangiano, cercando fra discariche e cassonetti.

I cani pastore e i cani da caccia, persi o abbandonati, sono quelli che si adattano meglio alla vita selvatica cittadina, di solito, indipendentemente dalla razza, riescono a sopravvivere soprattutto quelli di taglia grande, per quelli abbandonati nella natura o inselvatichiti da uno o più generazioni, la selezione naturale è ancora più dura e spietata. E poi ci sono i cosiddetti cani padronali che hanno uno o più padroni e la certezza di trovare sempre rifugio e del cibo, vivono nei cortili aperti di fattorie o case un po’ isolate e sono liberi di vagare tutto il giorno nei dintorni, frequentemente creano problemi alla fauna selvatica in quanto cacciano solamente per gioco. A chiudere il cerchio, il declino del mondo pastorale che vede i pastori di oggi, il più delle volte macedoni e albanesi, abbandonati in montagna senza ricevere cibo con continuità e di conseguenza i loro cani sono malnutriti o poco efficienti, ecco perché un gregge che potrebbe essere difeso da tre buoni cani pastore, viene sorvegliato da decine di cani, tutti però inadatti e affamati che possono trasformarsi in predatori di cinghiali e delle pecore dello stazzo vicino. Da queste distinzioni, riflettendo, emerge spontaneamente una domanda… ma a condizioni che non creino pericolo per l’uomo e per il contesto circostante, un cane ha diritto a essere libero senza che nessuno decida del suo futuro?


Leggi anche Cos’è e come si diventa guardia zoofila

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1 Comment

  1. Mario Di Francescantonio says:

    Ho un canile in Abruzzo, Asilo-albergo per cani, anni fa mi anno sottratto un comune aggiudicandosi l’asta ad un prezzo irrisorio, € 1,70. Ho fatto ricorso fino ad arrivare all’ultimo gradino, la Corte di Stato con un pareggio della sentenza, procurando tramite l’IZS di Teramo il costo reale di mantenimento giornaliero di un cane, € 3,20, dopo due anni il canile è stato chiuso per maltrattamento agli animali, allora mi domando e dico, vogliamo mettere a livello nazionale il PREZZO MINIMO DI MANTENIMENTO GIORNALIERO? Credo che si risolverebbe il problema, anche se non completamente, perché i disonesti non anno limite.

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