Pandemia, i primi effetti del lockdown sulla fauna selvatica e nelle aree protette

Pandemia, i primi effetti del lockdown sulla fauna selvatica e nelle aree protette

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Il primo bilancio illustra anche effetti negativi

di Michele Brunetti

L’assenza dell’uomo ha favorito la sopravvivenza e la riproduzione di alcuni animali come rospi, rane, fratini e rondoni, ma, dall’altro canto, ha aumentato la diffusione di specie “aliene”, mettendo in difficoltà la gestione delle aree protette durante la pandemia. Questo è il primo bilancio degli effetti del lockdown sulla fauna selvatica in Italia, secondo uno studio dell’Università Statale di Milano pubblicato sulla rivista Biological Conservation. Gli autori della ricerca hanno preso in esame le osservazioni di animali in ambienti inusuali durante il confinamento riportate da media e social network, per poi incrociarle con i dati di monitoraggio che è stato possibile raccogliere in accordo con le pesanti restrizioni imposte e con un questionario distribuito ai gestori dei parchi italiani.

Purtroppo nel 44% dei parchi nazionali e regionali contattati è emerso un forte rischio di fallimento di azioni di gestione già intraprese, non solo per il contenimento delle specie invasive, ma altresì direttamente per la protezione di specie minacciate. Moltissimi animali si accoppiano in primavera e la mancata realizzazione degli interventi di miglioramento ambientali programmati potrebbe avere causato problemi alla loro riproduzione. Infine, si sono registrati vergognosi casi di bracconaggio che, anche a causa della mancanza della sorveglianza garantita da appassionati e frequentatori delle aree naturali, hanno subito un incremento durante il lockdown, per battute di caccia inosservate e senza scrupoli.

Anfibi come rospi e rane, che negli anni passati morivano a migliaia sulle strade, sono riusciti a raggiungere indisturbati i bacini acquatici per riprodursi e diverse specie di uccelli, tra cui il fratino che popola aree protette della costa abruzzese, hanno beneficiato della maggior quantità di cibo a disposizione e del minor disturbo nei siti di riproduzione, ma insieme a loro anche altri animali considerati alieni hanno aumentato la propria popolazione. La calma del lockdown ha favorito la proliferazione di quest’ultimi, solitamente introdotti dall’uomo in un determinato ambiente. L’altra faccia della medaglia ci rivela che molti altri animali sono stati ben lontani dal riprendersi qualche spazio in più, anzi, hanno continuato a perderne, una sorta di lato oscuro della chiusura totale dei mesi scorsi, adottata per contrastare la pandemia.

Pandemia, i primi effetti     del lockdown sulla fauna selvatica e nelle aree protette

Il caso del silvilago e la pandemia come incentivi per nuovi studi ambientali

Emblematico è il caso del Silvilago, una piccola lepre di origine nordamericana che, dall’essere principalmente notturna, è passata a essere attiva persino nelle ore diurne, in pratica raddoppiando le proprie probabilità di diffondersi ulteriormente. Essendo una specie che frequenta i parchi urbani è tra le poche che è stato possibile monitorare senza infrangere le regole durante la pandemia, ma come essa è probabile che molte altre ugualmente invasive, che stanno soppiantando quelle native in diversi luoghi, abbiano beneficiato dei mesi del confinamento. Il Silvilago orientale, da noi conosciuto come Minilepre, è una specie originaria del Nord America, dove vive nei prati e nelle aree arbustive, la sua introduzione in Italia, come in Francia, è avvenuta in tempi assai recenti, a scopo venatorio. A concludere il bilancio è la segnalazione di avvistamenti in ambienti urbani di pavoni, nutrie e altri esseri viventi, insolitamente sorpresi in questi nuovi spazi.

“Al di là degli aspetti drammatici che stiamo vivendo a livello di salute ed economia, la pandemia da Covid 19 sta rappresentando una sorta di esperimento globale non programmato sugli effetti che una limitazione delle attività umane può avere sull’ambiente, – scrivono i ricercatori -, e vista anche la forte crisi ambientale che in parte stiamo già attraversando, si tratta quindi di un fenomeno che merita di essere studiato perfino da questo punto di vista. A livello italiano gli impatti derivanti dalle misure di lockdown sono stati più complessi e sfaccettati di quanto si potesse immaginare in un primo momento e indubbiamente una visione più ampia la si potrà avere man mano che studi simili emergeranno a livello globale anche in altre numerose nazioni che stanno affrontando le problematiche pandemiche”.


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