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Rubrica a cura di Francesco Di Giorgio


Il gatto nell’Antico Egitto: i diversi volti del sacro

Animali, storia e cultura :Il gatto nell’Antico Egitto: i diversi volti del sacro

28 Novembre 2021

Nella dimensione culturale umana, il regno animale è da sempre stato connotato da differenti attributi: dalla divinizzazione dell’animale (vissuto come epifania o vera e propria incarnazione della divinità), alla rappresentazione dell’animale come simbolo di una realtà feroce e indomabile (riscontrabile anche nel fenomeno del tabù linguistico), all’impiego di animali nell’attività agricola e artigianale, per arrivare alle forme più violente come il sacrificio e la caccia rituale (fenomeni che nell’antichità rappresentavo l’aspetto duplice del sacro, inteso come benedetto e maledetto).

Il gatto, a questo proposito, è forse l’animale che meglio si presta a spiegare questo continuo slittamento semantico, per ragioni di brevità ci limiteremo ad utilizzare esempi provenienti dall’Antico Egitto (che l’opinione pubblica generalmente percepisce come l’apice della cultura del gatto).
La zoologia vuole indicare come antenato del gatto domestico la specie Felis Silvestris, la quale sembra essersi diffusa in un’ampia area geografica dall’Europa all’Asia passando per l’Africa (O’ Brien et al., 2008), che ha attraversato diversi gradi di domesticazione, anche se si può ritenere che il pieno raggiungimento di questo processo sia avvenuto solamente negli ultimi 200 anni.

Animali, storia e cultura : Il gatto nell’Antico Egitto: i diversi volti del sacro

La sotto-specie Felis Silvestris libyca, particolarmente diffusa nel Mediterraneo dall’Africa al Vicino Oriente, fu probabilmente addomesticata presso gli Egizi per dare la caccia ai roditori che abitavano le zone paludose nei pressi del Nilo e si ritiene che la maggior parte delle razze
riconoscibili attualmente in Europa discendano proprio da questa sottospecie (Modonesi, 2009). Il gatto iniziò ad apparire frequentemente all’interno della pittura sacrale egizia a partire dal 1500 a.C. ca., anche se la prima rappresentazione sembrerebbe trovarsi all’interno della tomba di Khnumhotep III.

Il teriomorfismo nelle civiltà del Mediterraneo antico era essenzialmente un veicolo per poter spiegare la natura divina delle cose, acquisiva in questo senso un fine gnoseologico, per questo il felino, animale dalle mille sfaccettature, oltre ad essere il simbolo di una divinità che ne assume le sembianze, la dea Bastet associata al divino femminile e alla luna, divenne una delle tante immagini del dio Ra (Modonesi, 2009) impegnato nella lotta con il mitico serpente Apopi (forse proprio per questo il gatto assunse una funzione apotropaica e venne rappresentato agli ingressi dei templi in cui si celebrava il rito dei morti).

Animali, storia e cultura : Il gatto nell’Antico Egitto: i diversi volti del sacro

Cultura del sacro

La cultura del sacro che comportava la conservazione del corpo del defunto, essenzialmente indistinto dalla componente animistica dell’essere umano che doveva sottoporsi al giudizio nell’Oltretomba con la suggestiva cerimonia di pesatura del cuore, venne traslata anche al gatto.
Si diffuse così, in età tolemaica, la peculiare necropoli di gatti, in cui, a seguito dell’imbalsamazione, l’animale era totalmente trasfigurato nella sua forma divina, divenendo un’immagine di Osiride. Si può intendere in questo processo la completa realizzazione della natura lunare del gatto come protettore dei luoghi sacri in vita e guida di anime in morte.

Il gatto faceva parte, inoltre, della cultura popolare come portafortuna, spesso invocato per scongiurare la presenza di spiriti maligni, o come protagonista di fiabe come allegoria dell’ordine sociale, spesso sconvolto dalla presenza dei topi (Modonesi, 2009).


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