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Colonia felina: alcuni consigli

Sentiamo sempre più spesso parlare di colonia felina e della sua tutela.
Che cosa si intende per colonia felina, come si ottiene lo status e quali sono le norme che la tutelano.

Per i gatti, purtroppo, la situazione di randagismo non è semplice da controllare, perché numerosi studi hanno visto come, per i gatti, sia impossibile diventare completamente domestici.
I gatti vivono anche in luoghi sopraelevati e difficili da raggiungere, si riproducono velocemente, motivo per cui, i gatti randagi ci saranno sempre; se si togliessero da un certo luogo, ne arriverebbero altri, essendo animali sinantropi (Si definisce animale sinantropo o sinantropico la specie animale che vive negli stessi territori in cui si è insediato l’uomo, senza vincoli di dipendenza da lui.).
Partiamo dal presupposto che tutti i gatti randagi del Comune sono di proprietà del Sindaco. Il gestore della colonia felina è una persona che si prende cura dei gatti del primo cittadino.

Chi vuole gestire una colonia felina deve, per prima cosa, far parte di un’associazione (di supporto) autorizzata (a livello regionale, solitamente) e attiva nell’ambito della protezione degli animali, (oppure deve essere in stretto contatto con una associazione).

Il responsabile della colonia deve prendersi la responsabilità di:

– nutrire i gatti, con cibo e acqua
– censirli più precisamente possibile compilando periodicamente una scheda per la ATS (Agenzie di Tutela della Salute)
– indicare la presenza della colonia tramite cartelli di una associazione
– segnalare alla ATS la presenza di gatti da sterilizzare per “contenere” la colonia.

Ricordiamo che la colonia felina è stanziale, per cui se è lì, lì rimane e andrebbe segnalata alla ATS.
E’ stanziale sia in aperta campagna che in aree private come condomini. Pensare di disfarsi dei gatti avvelenandoli per rimuovere la colonia felina, è un gesto scellerato, punito con la reclusione da tre a diciotto mesi, il maltrattamento con la reclusione da tre a dodici o con la multa da 3000 a 15000 euro (Legge n. 189/2004).
Anche impedire la distribuzione di cibo come spesso accade con malsane ordinanze comunali, diventa maltrattamento, equiparabile ad un vero e proprio reato.


Fauna selvatica : cosa fare quando incontriamo un esemplare

Fauna selvatica, cosa fare incontriamo un animale

Quando ci si trova di fronte ad un animale selvatico,  è fondamentale sapere come comportarsi. spesso, credendo che l’animale sia in difficoltà il desiderio di intervenire, è spinto dalla reale volontà di doverlo aiutare, questa però  può non essere la scelta migliore.

Scelte prese d’impulso possono fare più male che bene. Anzitutto gli animali selvatici hanno paura di noi, non sono abituati alla nostra presenza , quindi non vanno accarezzati e manipolati. Inoltre, non bisogna parlare ad alta voce. Se non sono in difficoltà, non resta che limitarsi a contemplarli con cautela, in caso contrario ci sarebbero delle regole da seguire. L’Enpa ha così redatto un vademecum SOS FAUNA SELVATICA (in allegato) il quale riporta alcune regole e consigli, ma la più importante è che prima di prendere qualsiasi iniziativa, chiamare sempre e comunque i Carabinieri forestali al 1515, i Corpi forestali regionali , la Polizia provinciale al 112 (se operativa in quel territorio) e il Centro recupero fauna più vicino che saprà fornire consigli e indicazioni.

In Abruzzo | Corpo forestale recupero rapaci| Viale della Riviera 229| 65123 Pescara | 085 72303.


Maltrattamento degli animali / Codice Penale Art. 727

MALTRATTAMENTO DEGLI ANIMALI / Codice Penale Art. 727

Abbandonare un animale non è soltanto un atto disumano ma anche un problema socialmente rilevante.

E’ pericoloso infatti, perché, ad esempio, l’abbandono di un cane in strada facilmente può essere causa di incidenti stradali, mettendo cosi a rischio l’incolumità del conducente e dell’animale stesso.

L’abbandono di animali che hanno acquisito le abitudini della cattività è un reato punito per legge.

L’art. 727 del Codice Penale prevede che: “Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda da 1.000 euro a 10.000 euro.

Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze.”

Questo reato è integrabile anche in caso di abbandono di un animale diverso  da cane e gatto, quindi qualsiasi animale che abbia acquisito le abitudini della cattività proprio perché conviventi con l’uomo e inseriti in un contesto domestico, come anche un serpente, un iguana,detenuti in casa, se lasciati in un contesto libero, non sarebbero in grado di sopravvivere per mancanza di cibo, acqua, riparo ecc.


Pene per chi uccide o maltratta un animale

Pene per chi uccide o maltratta un animale

L’ordinamento giuridico italiano ha dato sempre maggiore rilievo agli animali, da affezione e non. Il codice penale non punisce in modo esclusivo l’uccisione ma anche il maltrattamento, perpetrato sotto ogni forma. La giurisprudenza ha ritenuto perseguibile penalmente anche il proprietario di un animale che lo costringa a vivere in un ambiente non adatto, perché molto angusto oppure sporco.

L’articolo 544 bis del codice penale, rubricato “uccisione di animali” recita: Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni.

L’articolo 544 ter del codice penale, rubricato “maltrattamento di animali”, recita: Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro .

La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell’animale. Le norme sono state introdotte al fine di apprestare una tutela più incisiva agli animali, i quali però non ricevono copertura legislativa diretta, restando ferma la tradizionale impostazione che nega un determinato grado di soggettività anche agli animali. Di conseguenza risulta qui garantito il rispetto del sentimento per gli animali, inteso come sentimento di pietà.

Chiunque uccide un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni. Siccome la morte di un animale potrebbe essere cagionata anche accidentalmente, ad esempio, mentre si è alla guida della autovettura personale, oppure per risparmiargli inutili sofferenze, ad esempio quando il veterinario somministra un farmaco per la soppressione, la legge ha attenzione di specificare che è punita penalmente esclusivamente la morte di un animale provocata per crudeltà o senza necessità. In relazione a questo si può affermare che esclusivamente l’uccisione dolosa, vale a dire volontaria, e crudele è perseguita dalla legge, mentre le altre, se colpose oppure giustificate per il bene dell’animale stesso, non costituiscono reato.

Chi per crudeltà o senza necessità, provoca una lesione a un animale, oppure lo sottopone a sevizie o a comportamenti, a fatiche o a lavori insopportabili per le sue stesse caratteristiche, è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da cinquemila a trentamila euro. Rientra nel reato di maltrattamenti di animali ogni condotta che provochi non solo una lesione, vale a dire una ferita o una malattia, ma anche una sofferenza di tipo diverso. Ne fanno parte sia le aggressioni fisiche, come calci, bastonate e percosse di ogni genere, sia le sevizie che consistono nel privarlo del cibo, nel farlo vivere in ambienti angusti o sporchi, nel sottoporlo a fatiche che non potrebbe sopportare. La stessa pena prevista per il reato di maltrattamenti si applica anche a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate, oppure li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi.

Oltre a quelli descritti, esistono altri reati nei confronti degli animali. Sono delitti che si possono perseguire in ambito penale anche l’attività di organizzazione o promozione di spettacoli o manifestazioni che comportino sevizie o sofferenze per gli animali. Le pene previste sono la reclusione da quattro mesi a due anni e multa da tremila a quindicimila euro, anche al fine dell’esercizio di scommesse clandestine (Art. 544-quater c.p.), oppure la promozione, l’organizzazione o la direzione di combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali che ne possono mettere in pericolo l’integrità fisica.


Cane o gatto incidentato in strada: come comportarsi

Cane o gatto incidentato in strada: come comportarsi

Quando ci si trova di fronte ad un animale ferito, sarebbe buona regola cercare di avvicinarlo con cautela per poi tentare di metterlo in sicurezza togliendolo dalla strada.

Solitamente sono feriti e spaventati e tendono a reagire anche mordendo per la paura e il dolore.

Prima di tutto c’è da dire che non esiste un Pronto Soccorso per animali nazionale, non esiste un 118 per gli animali. Questo significa che tutte le strutture di Pronto Soccorso che troverete su internet, sono strutture private a pagamento che offrono anche un servizio 24 ore su 24. I veterinari sono tenuti a fornire le cure di primo soccorso là dove ne siano in grado o, altrimenti, fornire assistenza per indirizzare verso strutture atte al soccorso. Ma non sono tenuti a fornire tali cure gratuitamente o a loro carico, nel caso decidiate di portare l’animale ferito voi stessi in clinica anche se l’animale portato in urgenza non è di proprietà di chi lo ha accompagnato.

Quindi in mancanza di un numero di pronto soccorso specifico e pubblico per animali feriti,  è necessario rivolgersi al 118 il quale contatterà il Servizio Veterinario della ASL di competenza territoriale. I Servizi Veterinari delle ASL devono avere reperibilità anche notturna e festiva e sono obbligati a intervenire per il ritiro dell’animale. Il mancato intervento è denunciabile, perché si tratta di un pubblico servizio.

Il medico veterinario, anche libero professionista, ha il dovere di assistenza previsto dall’articolo 16 del Codice Deontologico della categoria: “Il Medico Veterinario ha l´obbligo, nei casi di urgenza ai quali è presente, di prestare le prime cure agli animali nella misura delle sue capacità e rapportate allo specifico contesto, eventualmente anche solo attivandosi per assicurare ogni specifica e adeguata assistenza”.

In caso di Animale Selvatico contattare la Polizia Provinciale o Carabinieri verdi ex Forestale competenti per territorio .


Come fare per  adottare un cane.

La maniera migliore di educare i nostri figli al rispetto verso gli animali è adottare un animale da compagnia, non importa il tipo di animale. È di fondamentale importanza che venga insegnato loro che gli animali non si comprano, ma al contrario si adottano, così che non li associno ad oggetti, ma ad esseri viventi.

Come fare per adottare un cane.

In Abruzzo la materia del randagismo, anagrafe canina e protezione degli animali da affezione, è regolata dalla legge regionale 47/2013, che ha riordinato la disciplina precedente e abrogato le vecchie disposizioni.

Nella nostra regione sono attive diverse strutture, sia pubbliche che private, a cui ci si può rivolgere per adottare un cane. Per avviare l’iter bisogna presentarsi muniti di un documento d’identità valido, che servirà per il rilascio all’adottante dei successivi certificati.

L’adozione, normalmente, prevede 3 fasi principali:

  • il pre-affido: consiste in un colloquio con l’adottante e i suoi familiari, oltre alla verifica del luogo in cui il cane andrà a stare;
  • l’affido vero e proprio: con il rilascio dei documenti e il ritiro materiale del cane da parte dell’adottante;
  • il post-affido: prevede una serie di verifiche successive al domicilio dell’adottante, per accertare le condizioni in cui vive il cane.

Per l’adozione ci si può rivolgere indifferentemente ai canili sanitari, ai rifugi e agli asili.

Qualche informazione da sapere:

  • i cani ricoverati nei rifugi e negli asili, normalmente sono già vaccinati, sterilizzati (se hanno almeno 7 mesi) e dotati di microchip identificativo, che ne attesta l’iscrizione all’anagrafe canina. Vaccinazioni, sterilizzazione e inserimento del microchip, infatti, vengono eseguiti nei canili sanitari, dove gli animali vengono portati dopo la “cattura” nelle strade da parte del competente servizio delle singole Asl;
  • nel caso il cane non sia vaccinato e dotato di microchip, è obbligatorio – entro 60 giorni – sottoporlo alle vaccinazioni contro parvovirus, cimurro e leptospirosi, oltre naturalmente alla microchippatura.

Passaggio di proprietà del cane.

Passaggio di proprietà del cane.

Fare il passaggio di proprietà di un cane non comporta alcuna difficoltà e va fatto solo tra persone maggiorenni. C’è da sapere, innanzitutto, che l’animale dovrà essere dotato di un microchip, come impone la legge. Un piccolo dispositivo sottocutaneo, elettronico di forma cilindrica che non emette nessun tipo di onda, grande pressappoco quanto la punta di una matita, rivestito di materiale biocompatibile che viene inserito sottocute senza alcun rischio per l’animale. L’animale proverà solo un semplice fastidio, applicato da un veterinario Asl che lo posiziona con una speciale siringa sterile monouso sotto la pelle del collo, appena dietro l’orecchio sinistro del cane e poi provvede a completare la scheda anagrafica attraverso i programmi informatici dell’Asl. in cui vengono registrati i dati del cane e del suo proprietario in un codice magnetico di 15 cifre. Quindi, il nome, cognome, codice fiscale, numero di telefono e indirizzo del padrone e razza, sesso, età, colore del mantello, taglia, numero del dispositivo ed eventuale nome del cane.

Il microchip è obbligatorio su tutti i cani nati dopo il 2004. Per quelli più «vecchi» muniti di tatuaggio, si può fare a meno del dispositivo (anche se, comunque, resta raccomandabile).

Al momento in cui viene inserito il microchip, il veterinario rilascia al proprietario dell’animale copia del certificato del microchip con le informazioni in esso contenute. Il documento va firmato dal padrone e dal veterinario.

In quel foglio si trova anche una parte dedicata all’eventuale passaggio di proprietà. Lì bisognerà segnare i dati del nuovo padrone del cane (sempre nome, cognome, indirizzo, codice fiscale, ecc.). Ci sarà da segnare anche la data in cui il cane è stato ceduto e le firme del vecchio e del nuovo proprietario.

Questo foglio andrà, poi, portato entro 15 giorni all’Asl competente nel territorio in cui è stato registrato il passaggio di proprietà del cane. Questo ufficio informerà l’Azienda sanitaria di residenza del nuovo proprietario circa il cambio di proprietà. Tuttavia, e per snellire le pratiche, il nuovo padrone può inviare direttamente copia ad entrambi gli uffici.

Il nuovo proprietario deve comunicare l’avvenuto trasferimento all’Asl allegando:

  • denuncia di iscrizione all’anagrafe compilata dal vecchio proprietario e firmata dal vecchio e dal nuovo padrone del cane;
  • ricevuta del versamento di 8 euro all’Asl di residenza;
  • iscrizione originale all’anagrafe canina;
  • documento di identità e codice fiscale del vecchio e del nuovo proprietario.

Comune di Chieti

Accoglimento cani di proprietà nel Canile Rifugio

Accoglimento cani di proprietà nel Canile Rifugio Chieti

Predisposto il Disciplinare con i casi prioritari

L’Assessore alle Politiche del mondo animale, Alessandro Bevilacqua, rende noto che il Comune di Chieti, al fine di prevenire situazioni di sovraffollamento e migliorare le condizioni di vita degli animali ospitati nel Canile rifugio comunale, ha approvato un “disciplinare” relativo
all’introduzione dei cani di proprietà, iscritti all’Anagrafe canina del Comune di Chieti, sia ospitati temporaneamente e sia dopo accalappiamento in quanto vaganti ma di proprietà.
«Qualora un cittadino, proprietario di cane, sia impossibilitato per gravi motivi a tenere presso di sé l’animale – spiega l’Assessore Bevilacqua – in base al Regolamento comunale per la tutela degli animali approvato con delibera di Consiglio Comunale n.806 del 13 aprile 2015 può far
richiesta di autorizzazione al Sindaco di consegna del cane al rifugio comunale, previo periodo di osservazione presso il canile sanitario. Nella domanda dovranno essere indicate le cause che impediscono la detenzione, il certificato di proprietà/iscrizione all’Anagrafe canina, foto e libretto
sanitario. Il Sindaco, verificata la completezza della domanda e la disponibilità del canile a consentire nuovi ingressi comunica al richiedente l’avvenuto rilascio dell’autorizzazione o il diniego. Nel caso in cui non vi sia disponibilità al momento della richiesta verrà redatta ed aggiornata una lista d’attesa che sarà utilizzata sulla base dei criteri di priorità».

I gradi di priorità individuati dall’Ufficio Sanità del Comune sono trecosì suddivisi:

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