Premi ai paesaggi nazionali, menzione speciale per l’Oasi Wwf Calanchi Atri

Premi ai paesaggi nazionali, menzione speciale per l’Oasi Wwf Calanchi Atri

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Tra i 100 partecipanti, si è fatto notare il progetto “Colture e culture, vivere tra i calanchi”

di Michele Brunetti

In occasione della Giornata Nazionale del Paesaggio, tenutasi domenica 14 marzo in diretta streaming sulla pagina Facebook del Ministero della Cultura, sono stati elargiti i premi delPaesaggio del Consiglio d’Europa e tra gli oltre 100 partecipanti che hanno presentato le loro buone pratiche, la Riserva Naturale Regionale Oasi WWF Calanchi di Atri ha ricevuto una menzione speciale dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, per il progetto Colture e Culture, Vivere tra i Calanchi”.

“Il progetto, – spiega Adriano De Ascentiis direttore della Riserva Naturale -, nasce da molto lontano, da un’idea di gestione di un’area protetta che è andata oltre la semplice conservazione delle emergenze naturalistiche: un vero e proprio scrigno di biodiversità dove si alternano calanchi e aree coltivate e dove vivono più di 15 nuclei famigliari. Il Progetto è nato con l’obiettivo di avviare processi di collaborazione, partecipazione e rafforzamento della comunità tra i residenti, il WWF e il comune di Atri, dando il via allo sviluppo di pratiche agricole sostenibili sia dal punto di vista ambientale che economico. Tutto il nostro lavoro si è basato sull’assunto che l’uomo deve operare affinché le Aree Protette non siano più viste come vincolo, ma destinate ad accrescere la consapevolezza che i principi che le regolano si possano diffondere anche fuori dalla stessa, senza paletti e confini”.

Dall’ultima ricerca antropologica svolta in Oasi, intitolata “Vivere tra i Calanchi” che a breve vedrà l’uscita del libro “Ciarriesce – vita e memoria contadina tra i calanchi di Atri” di Marco Magistrali, musicologo fiorentino di origini atriane, si riesce a interpretare e tradurre i comportamenti e le esigenze delle popolazioni residenti, un percorso di documentazione sulla cultura dell’intangibile nel territorio della riserva naturale. Il Calanco continua a rappresentare il crinale simbolico tra l’ordine e il caos, dove si pone in continua contrattazione il limite tra la fertilità e la sterilità della terra, dove l’uomo da sempre con le sue azioni può custodire l’una o facilitare l’altra. Un’indagine antropologica intergenerazionale tesa a sviluppare una riflessione con la comunità contadina locale sui temi della propria cultura tradizionale, dal lavoro al folklore, come un primo passo per la ri-attivazione di un percorso virtuoso di produzione culturale della stessa comunità che costituisce il capitale umano della Riserva. Lo scopo finale è creare un’area protetta dove a guidare la gestione non siano più organismi esterni ma le stesse popolazioni residenti, e nel totale rispetto delle matrici ambientali.

“Un premio che va ad arricchire le attività e che ci gratifica dell’impegno svolto per la nostra amata Riserva Naturale, afferma Alfonso di Basilico, assessore alle Aree Protette del comune di Atri, ringrazio il Direttore, i suoi collaboratori ma soprattutto tutti i residenti dell’Area Protetta, che con la loro permanenza in questi territori difficili e nonostante tutte le difficoltà, continuano a preservare e conservare questi nostri unici paesaggi”.

Premi ai paesaggi nazionali, menzione speciale per l’Oasi Wwf Calanchi Atri

I calanchi di Atri, un caso a parte nel panorama nazionale

Nel corso degli ultimi decenni, si è assistito ad un progressivo livellamento del suolo e a una sua maggiore stabilizzazione, che ha portato alla scomparsa di alcune aree calanchive. Ma ad Atri non è stata l’opera di bonifica per la realizzazione di aree coltivabili a rimodellare il paesaggio, bensì un insieme di fenomeni che hanno caratterizzato diverse parti della regione e dell’Appennino, ovvero la ricolonizzazione spontanea da parte del bosco, la diminuzione dei coltivi in aree marginali e la realizzazione di più ampi appezzamenti monocolturali. Tutto ciò ha ridotto la forza erosiva che porta alla formazione dei calanchi. Nell’area è stato, quindi, il naturale processo di ricolonizzazione a fare da freno all’erosione del terreno. I calanchi, infatti, sono descritti come un fenomeno geomorfologico di erosione del terreno che si produce per l’effetto di dilavamento delle acque su rocce argillose degradate, con scarsa copertura vegetale e quindi poco protette dal ruscellamento: si tratta di profondi solchi nel terreno lungo il fianco di un monte o di una collina. L’area protetta atriana, comprende un’area di circa 380 ettari, la gestione passò al Wwf, a cui vanno fatti i complimenti, tramite una cooperativa.

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