Dati AdrioNet 2020: recuperate vive 483 tartarughe, minacciate da caccia e inquinamento

Dati AdrioNet 2020: recuperate vive 483 tartarughe, minacciate da caccia e inquinamento

Condividi

Numeri e informazioni utili che fanno sperare in un futuro migliore per la specie presente nell’Adriatico

di Michele Brunetti

Sono ottimi i risultati della “Rete”, creata un anno fa, per salvare le tartarughe marine, ne fanno parte 6 CRTM (Centro studi cetacei) che operano in Adriatico e Ionio più una serie di esperti. Nello stomaco di una tartaruga Caretta caretta è stato trovato persino un palloncino con il relativo filo. Dal comunicato stampa diramato dall’organizzazione, emerge che ben 682 sono le tartarughe marine contattate nel corso del 2020, 483 delle quali recuperate vive e sono monitorati 16 nidi: queste le cifre, impressionanti, presentate da AdrioNet, la Rete Adriatico-Ionica di coordinamento tra i Centri di Recupero Tartarughe Marine nata lo scorso luglio attraverso un protocollo d’intesa volto a favorire un’intensa collaborazione per ottimizzare i risultati, una scelta che si è rivelata vincente.

La stragrande maggioranza delle tartarughe che frequentano Ionio e Adriatico appartengono alla specie Caretta caretta: 681 individui contro una sola tartaruga verde, Chelonia mydas, curata e rilasciata in ottime condizioni. Tra i 483 soggetti recuperati vivi (oltre 400 dei quali curati e liberati in mare già nel corso del 2020) ben 381, pari al 79%, presentavano segni inequivocabili di sfortunati contatti con le attività umane, pesca diretta o le cosiddette reti fantasma, residui abbandonati nei fondali, purtroppo sempre più frequenti nei nostri mari. Oltre alle tantissime tartarughe oggetto di bycatch (cattura accidentale), tra cui decine di soggetti giovanissimi, va segnalato che una ventina di individui mostravano presenza di ami e talvolta anche lenze, rimossi tramite intervento chirurgico, mentre alcuni soggetti avevano ingerito plastica o presentavano segni di collisione con natanti o con attrezzi da pesca.

Caso emblematico è quello di una tartaruga, poi curata e liberata, che è stata trovata con una fiocina conficcata alla base del cranio: difficile ipotizzare che possa essere accaduto per caso, si tratta di situazioni da condannare in quanto illegali ed eticamente riprovevoli. Oltre agli animali che è stato possibile curare e spesso salvare, gli esperti della rete AdrioNet sono intervenuti anche su 199 esemplari privi di vita: su tutte le carcasse sono stati effettuati rilievi biometrici e, quando possibile, sono stati predisposti esami necroscopici per la determinazione delle cause di morte. Non solo gli adulti: AdrioNet nel corso del 2020 ha anche monitorato 16 nidi con centinaia di baby tartarughe nate e arrivate in mare con il monitoraggio costante dei volontari.

Risultati di assoluto rilievo che testimoniano, semmai ce ne fosse bisogno, l’importanza di questa rete. AdrioNet è attualmente composta da 6 CRTM, CRTM “Luigi Cagnolaro” di Pescara; Museo di Storia Naturale del Salento di Calimera; Fondazione Cetacea, centro di Rimini/Riccione; Oasi WWF di Policoro; Area Marina Protetta di Torre Guaceto; WWF Molfetta. Ne fanno parte anche professionisti coinvolti, sul piano scientifico e/o operativo, nelle tematiche connesse al recupero delle tartarughe: attualmente queste figure rappresentano la Societas Herpetologica Italica, il CNR-IRBIM di Ancona, l’Istituto Zooprofilattico di Teramo e le Università di Bari, Pisa e Foggia.

Dati AdrioNet 2020: recuperate vive 483 tartarughe, minacciate da caccia e inquinamento

Le tartarughe recuperate nel nostro mare possono anche essere adottate

Il Centro di Recupero e Riabilitazione per Tartarughe Marine “Luigi Cagnolaro di Pescara” nasce dalla collaborazione tra il Centro Studi Cetacei Onlus (CSC) e il Comune di Pescara nell’ambito del progetto NetCet e vanta attrezzature all’avanguardia che ne fanno uno dei centri per il recupero della fauna selvatica più avanzati d’Italia. Il personale del CSC, inoltre, è costituito da Veterinari e Biologi marini che ogni giorno si occupano volontariamente e senza percepire alcun compenso degli animali recuperati in difficoltà ed è stata lanciata negli anni scorsi, ma tuttora attiva, la campagna “Adotta una Tartaruga”, pensata per tutti coloro che vogliono dare il proprio contributo per aiutare il centro. Queste attività, portate avanti in maniera totalmente volontaria e gratuita, prevedono, tra i molti impegni, anche l’acquisto di pesce da somministrare agli animali, di sale per ricreare acqua marina nelle vasche e dei medicinali. Adottando una tartaruga o regalandone l’adozione si supporta il centro e in cambio si otterrà un certificato di adozione che riporta tutte le informazioni sull’esemplare prescelto e si verrà avvisati quando sarà organizzata la liberazione.

La tartaruga Caretta caretta è la più comune del Mediterraneo e della costa abruzzese, ma è fortemente minacciata in tutto il suo bacino: ormai è al limite dell’estinzione nelle acque territoriali italiane. È un rettile onnivoro con grande capacità di apnea. Ha un carapace di colore rosso marrone, striato di scuro nei giovani esemplari, e un piastrone giallastro, a forma di cuore, spesso con larghe macchie arancioni, dotato di due placche prefrontali e un becco corneo molto robusto. Lo scudo dorsale del carapace è dotato di cinque coppie di scuti costali. Gli esemplari giovani spesso mostrano una carena dorsale dentellata che conferisce un aspetto di “dorso a sega”. I maschi si distinguono dalle femmine per la lunga coda che si sviluppa con il raggiungimento della maturità sessuale, che avviene intorno ai 13 anni. Anche le unghie degli arti anteriori nel maschio sono più sviluppate che nella femmina. In estate maschi e femmine si danno convegno nelle zone di riproduzione, in acqua al largo delle spiagge dove le seconde sono probabilmente nate. Hanno infatti un’eccezionale capacità di ritrovare la spiaggia di origine, dopo migrazioni in cui percorrono anche migliaia di chilometri. Alcuni studi hanno dimostrato che le piccole appena nate sono capaci di immagazzinare le coordinate geomagnetiche del nido e altre caratteristiche ambientali che consentono un imprinting della zona di origine.

Dati AdrioNet 2020: recuperate vive 483 tartarughe, minacciate da caccia e inquinamento

Leggi anche Tutela del Fratino 2021: primi nidi sulle spiagge abruzzesi

Seguici su Facebook o Twitter

Condividi

Post popolari

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *