Reti, plastica, stress ambientali e virus minacciano anche le balene del mare Adriatico

Mare Adriatico: reti, plastica, stress ambientali e virus minacciano anche qui le balene

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Una ricerca commissionata da Greenpeace porta a galla fenomeni preoccupanti in tutto il Mediterraneo e spesso a farne le spese sono i capodogli

di MICHELE BRUNETTI

Almeno un quarto dei cetacei spiaggiati negli ultimi anni lungo le coste italiane, comprese quelle abruzzesi nel mare Adriatico, è morto per cause imputabili all’essere umano, lo ha rivelato una ricerca commissionata da Greenpeace all’Università di Padova. Le cause principali sono l’intrappolamento nelle reti abbandonate o in quelle illegali e le contaminazioni da plastica. Problematiche sempre attuali, a cui purtroppo ci stiamo abituando, solamente pochi giorni fa le spadare hanno intrappolato due capodogli al largo delle isole Eolie. Non va dimenticato nemmeno come alcune zone marine siano da tempo, a causa delle attività petrolifere, una fonte di stress e disorientamento per questi grandi mammiferi, provocando riemersioni troppo veloci che mettono a rischio la loro sopravvivenza. Invece, fra le cause di morte naturale, la principale è quella provocata dalla diffusione del virus del morbillo dei cetacei. Lo studio è stato diffuso il 28 luglio in occasione della Giornata mondiale per la conservazione della natura.

Entrando nel dettaglio della ricerca si scopre che l’84% di grandi cetacei spiaggiati tra il 2008 e il 2019 aveva nel proprio stomaco frammenti di plastica, con il ritrovamento di 22 chili di plastica in una femmina spiaggiata a Olbia a inizio 2019. A causare la tragica fine di questi grandi abitanti del mare sono i teli usati per l’agricoltura, le buste, i filamenti derivati dalla frammentazione della plastica, che vanno a intasare i loro stomaci per poi alterare la loro normale funzionalità intestinale, debilitandoli irreversibilmente, provocando due effetti, la difficoltà nel nutrirsi e l’emergere di altre patologie negli altri organi vitali. Per quanto riguarda il morbillo dei cetacei, dopo le epidemie di stenelle tra il 1990 e il 2008, ora sembra diffondersi tra diverse specie di cetacei, associato agli altri stress ambientali. Cinque capodogli spiaggiati nell’estate 2019, risultarono positivi al virus, che sta facendo un salto di specie, arrivando a foche e lontre di fiume, preoccupando non poco i veterinari.

Mare adriatico: reti, plastica, stress ambientali e virus minacciano anche le balene

Il Capodoglio, lo straordinario cetaceo, dal mare Adriatico alle cronache locali

Nessuno escluso, ormai il mare Adriatico non è più un posto sereno per la sua fauna. Nel 2014 nei pressi di Vasto persero la vita per embolia, tre capodogli, che spaventati dai forti rumori causati dalle tecniche di ricerca petrolifera, come l’airgun, riemersero troppo presto dopo aver perso l’orientamento, quell’insolito comportamento risultò fatale, successivamente l’esame necroscopico rivelò nel loro sangue persino delle tracce di gas. La cronaca locale da decenni riporta infelici episodi marini con questa specie protagonista, fece scalpore nel 1984 l’imponente mammifero spiaggiato a Silvi Marina, salvato in un primo momento ma ritrovato deceduto il giorno dopo nei pressi di Ortona, lungo tredici metri per trenta quintali di peso. Inizialmente fu ritenuto morto per essersi intrappolato in acque troppo basse, ma dalle analisi successive si constatò ben altro. Nel suo esofago fu riesumato un variegato assortimento di rifiuti, tra cui sugheri, reti da pesca e buste di plastica e sul suo corpo, i cui tessuti presentavano un’alta concentrazione di mercurio, furono trovate una pallottola e delle cicatrici, probabilmente causate da collisioni con imbarcazioni.

Il Capodoglio è un mammifero da record, risulta il più grande animale con i denti conosciuto e anche quello con il cervello più grande e pesante, alcuni esemplari lo avevano di 9 kg, per non parlare poi delle sue immersioni in profondità fino a 2200 metri, trattenendo il respiro per oltre due ore, e questo da sempre ha reso difficile la sua completa osservazione, infine, si è scoperto il suo primato nella rumorosità, i suoi schiocchi hanno un livello di emissione che supera i 230 dB ad una pressione di un micropascal e a una distanza di un metro. Un vero campione che nuota nelle nostre acque, ma non sappiamo con precisione da quanto. La balenottera comune, i delfini e i globicefali, sono ritenuti come gli assidui e storici cetacei frequentatori del mare Adriatico, il primo capodoglio spiaggiato è stato ritrovato sulla costa istriana nel 1555. Neanche allora se la passavano sempre bene, fino alla metà del secolo scorso quelli spiaggiati vivi venivano regolarmente abbattuti, a partire dal 1980 questa pratica venne giustamente sostituita dal tentativo di soccorso.

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