La Sindrome da privazione sensoriale nel canile lager: cos’è e come affrontarla

La Sindrome da privazione sensoriale nel canile lager: cos’è e come affrontarla

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Una patologia da conoscere prima di adottare un cane in difficoltà, i consigli, le terapie, gli aiuti necessari per il benessere del cane e del suo nuovo contesto

di Michele Brunetti

Cosa affligge, troppo spesso, i cani in un canile lager? È la Kennel Syndrome, conosciuta anche come Sindrome da privazione sensoriale o più semplicemente viene tradotta in italiano come sindrome da canile lager, varie denominazioni per un unico oscuro male. La dottoressa Costanza De Palma, Etologa Comportamentalista e Bioeticista, sul sito nazionale dell’Enpa, ci fornisce, in maniera pratica, una spiegazione su quella che è da considerarsi una malattia grave e debilitante. “La Sindrome da canile è una vera e propria patologia, – spiega la dottoressa -, il cane non riesce ad adattarsi a nuovi ambienti e sembra abbia paura di tutto. Si può manifestare con atteggiamenti di fuga o l’immobilizzazione ma anche con l’aggressività; negli stadi più avanzati è possibile osservare ansia o depressione, i cui sintomi possono essere il continuo leccarsi, come anche l’apatia, disturbi del sonno e dell’alimentazione oltre che aggressività. Ma vi sono vari livelli di gravità: da un livello minimo (il cane si adatta a contesti tranquilli e a tipi umani conosciuti) a un livello massimo (completa assenza di socializzazione e assuefazione agli stimoli più comuni). Le cause possono essere lo sviluppo comportamentale in un ambiente deprivato (canile lager, ma anche allevamenti, cascine e campagna) o in un ambiente con stimoli monotoni (cuccioli che vedono una sola persona o poche persone, solo uomini o solo donne o solo adulti, tenuti in luoghi silenziosi e poco illuminati, sempre e solo al chiuso o sempre e solo in luoghi aperti come tettoie o granai)”.

I cuccioli nati o introdotti prematuramente in certe strutture, rischiano di vedere la loro vita compromessa, anche dopo essere adottati. Un precario sviluppo psicologico del cane porta a conseguenze esiziali. “Accanto all’influenza genetica, – scrive la De Palma -, il comportamento viene modificato in base all’ambiente in modo indelebile, quindi le circostanze ambientali possono esercitare un’influenza benefica o devastante nel corso dello sviluppo del cane a seconda del tipo di esperienze. Un cucciolo deprivato di stimoli fisici (oggetti, rumori, odori) non svilupperà adeguatamente le sue capacità esplorative, quindi le esperienze precoci sono fondamentali da questo punto di vista. Ecco perché durante il periodo più importante dello sviluppo comportamentale, dalle 3 settimane ai 3 mesi, il massimo sforzo deve essere fatto per fornire ai cuccioli un ambiente vario: abituarsi alle cose nuove aiuta a sviluppare capacità di adattamento agli inevitabili cambiamenti che dovranno affrontare da adulti. Però la stimolazione deve essere graduale in modo da non spaventare i cuccioli e dovrebbe coprire tutti gli ambiti sensoriali: più ambienti, persone, cose, macchine, altri animali vede, annusa, esplora, ascolta e meno si spaventerà da adulto di ciò che non conosce. Comunque sia – conclude la dottoressa -, è possibile adottare un cane con la Sindrome da canile se si ha la possibilità di adattarsi al nuovo ambiente e le forme lievi sono perfettamente compatibili in una casa tranquilla con una routine regolare”.

La Sindrome da privazione sensoriale nel canile lager: cos’è e come affrontarla

L’adozione di un cane in difficoltà da un canile lager merita un’appropriata valutazione e l’aiuto di esperti

Ai fini dell’adozione bisogna valutare attentamente anche le patologie organiche, che comunque potrebbero essere la conseguenza di uno stato di sofferenza psicologica. Uno stress continuo può causare la depressione del sistema immunitario, ripercuotendosi sui vari organi dell’animale. Particolare attenzione, infine, ai cani che vengono reputati molto miti e sottomessi, in realtà potrebbero essere cronicamente terrorizzati, quindi che la valutazione sia attenta e completa, fisica come comportamentale. Consultare un veterinario comportamentalista risulta non solo necessario, ma è fondamentale per arginare il fenomeno della restituzione dei cani adottati alle strutture di provenienza e scongiurare nuovi abbandoni. Ai cani affetti da Kennel syndrome, nei casi più gravi, alla terapia comportamentale ne verrà associata anche una farmacologica, per rendere più semplice l’apprendimento delle giuste condotte. Generalmente vengono impiegati ansiolitici e medicine capaci di rilanciare il comportamento esploratorio (soprattutto nei cuccioli e negli anziani) in aggiunta di un collare a rilascio di ferormoni di appagamento.

Il farmaco che deve essere accuratamente prescritto da un professionista, occorre come aiuto, non certo per semi-narcotizzare il cane, come avviene, occultamente, nei casi che si verificano in certe strutture per una gestione meno faticosa, ma criminale, degli animali reputati più disagiati. Convivere con un cane adottato che ha la Sindrome da Canile in forma lieve è fattibilissimo, e col sostegno di un esperto riuscirà ad adattarsi velocemente a un ambiente tranquillo e a una famiglia che ha una quotidianità regolare. Riguardo invece all’allevamento di un cucciolo, ricordiamo che questa sindrome potrebbe venire anche ai cani che vengono cresciuti da noi, se non diamo loro gli stimoli adeguati per crescere sani psicologicamente. L’amore non basta, dobbiamo essere informati e competenti sul come fare, e non dimentichiamo che ci sono tanti operatori cinofili sempre pronti a darci le dritte giuste per garantire al cucciolo e alla sua famiglia il massimo del benessere raggiungibile.

La Sindrome da privazione sensoriale nel canile lager: cos’è e come affrontarla

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