In Abruzzo i cittadini possono chiedere il divieto di caccia sui terreni di loro proprietà

In Abruzzo i cittadini possono chiedere il divieto di caccia sui terreni di loro proprietà

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Il nuovo PFVR e gli effetti della prematura apertura della stagione venatoria

di Michele Brunetti

Il nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale, approvato 15 anni dopo la scadenza del precedente, è stato un passo importante di cui va dato atto alla Regione, ma non soddisfa pienamente le varie associazioni ambientaliste. Di positivo c’è l’apertura a un’importante possibilità, ovvero quella di riconoscere ai cittadini il diritto di vietare la caccia sul proprio terreno. Uno spiraglio, da ampliare, che potrebbe rivelarsi utile per limitare e contrastare i cacciatori. Il WWF ritiene comunque l’impostazione del documento troppo sbilanciata sulle specie di interesse venatorio a discapito di quelle tutelate da normative nazionali e comunitarie. La vera necessità sarebbe quella di avviare un nuovo modello di gestione in cui la caccia sia solo una attività consentita nei limiti fissati dalla legge e dal reale stato di conservazione delle specie, ma un possibile aiuto in più dai semplici cittadini è sempre utile quanto fondamentale.

“La normativa nazionale sulla protezione della fauna selvatica omeoterma e sul prelievo venatorio, – scrive il Wwf –, prevede infatti la possibilità per il proprietario o il conduttore di un fondo di chiedere l’esclusione dei propri terreni dalla cosiddetta gestione programmata della caccia (art. 15, commi 3° – 6°, Legge n. 157/1992): per ottenere tale esclusione il proprietario o il conduttore deve inoltrare, entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico-venatorio, al Presidente della Regione richiesta motivata da esaminarsi entro i termini fissati dalla normativa sugli atti amministrativi (art. 2 della legge n. 241/1990 e s.m.i.). Il WWF invita la Regione Abruzzo a rendere immediatamente applicabile tale previsione normativa, fornendo tutte le informazioni per esercitare questo diritto. La richiesta dev’essere accolta se non ostacola l’attuazione della pianificazione faunistico-venatoria (art. 10 Legge n. 157/1992). È accolta, inoltre, in casi specificatamente individuati con norme regionali, quando l’attività venatoria sia in contrasto con l’esigenza di salvaguardia di colture agricole specializzate nonché di produzioni agricole condotte con sistemi sperimentali o a fine di ricerca scientifica, ovvero quando sia motivo di danno o di disturbo ad attività di rilevante interesse economico, sociale o ambientale”.

“Si attende quindi l’imminente pubblicazione sul Bollettino Ufficiale Regione Abruzzo per far partire i 30 giorni entro i quali fare la richiesta di esclusione dei terreni, – continua l’associazione –, ma la Regione Abruzzo non ha al momento provveduto, come sarebbe suo dovere nell’interesse dei cittadini tutti, a fare in modo che i proprietari/conduttori siano adeguatamente informati della possibilità di esercitare tale diritto. Non risulta infatti sul sito web istituzionale alcun riferimento alle modalità, alle disposizioni generali e alle condizioni di ammissibilità riferite alle richieste di sottrazione dei fondi agricoli all’attività venatoria, né è chiarito a quale servizio debba essere presentata la richiesta e non è presente idonea modulistica. Il WWF, nelle more che la Regione dia un segnale, suggerisce intanto a tutti gli interessati di scrivere una comunicazione via email o posta elettronica certificata (PEC) alla Regione per anticipare la volontà di vietare la caccia nei propri fondi e fornisce al riguardo una traccia. La mail va indirizzata a Regione Abruzzo, Dipartimento dello Sviluppo Rurale, Caccia e Pesca, chiedendo le modalità e la modulistica per sottrarre il proprio fondo alla caccia, anticipando chiaramente nel testo la volontà di vietare la caccia nei terreni di proprietà. Posta Elettronica Certificata (PEC): dpd@pec.regione.abruzzo.it oppure Posta Elettronica ordinaria: dpd@regione.abruzzo.it”.

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La riapertura prematura della caccia a settembre e i suoi effetti

La caccia a settembre può avere un pesante impatto su tutte le specie, anche quelle non direttamente cacciabili nei giorni di preapertura, tutta la fauna, risentirà del disturbo in un momento particolarmente sensibile: i piccoli dell’anno sono ancora immaturi, le specie migratrici devono prepararsi ai lunghi voli di ritorno verso i luoghi di svernamento, la scarsità di acqua e cibo a causa della siccità e degli incendi ha sicuramente già debilitato molte specie e bisogna aggiungere gli immancabili abbattimenti illeciti di specie non cacciabili, nonché il disturbo e l’interferenza con le attività turistiche. Le preaperture, che dovrebbero essere una deroga concessa solo in presenza di rigorose e determinate condizioni scientifiche, sono diventate ormai delle consuetudini, inoltre un calendario venatorio pubblicato a fine agosto, rende più difficile, se non quasi impossibile, un eventuale ricorso amministrativo. La celebre associazione del panda, tramite il vice presidente nazionale, Dante Caserta, augura un buon lavoro a tutte le Forze di Polizia chiamate a vigilare sulla corretta applicazione delle norme spesso in territori estesi e con mezzi e personale limitati, ai cacciatori, invece, auspica “che possano decidere di rinunciare ai fucili e godere della bellezza della natura senza distruggerla”. 

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