CACCIA NOTTURNA DEL CINGHIALE IN ABRUZZO, IL MONDO ANIMALISTA PREPARA LE BARRICATE

CACCIA NOTTURNA DEL CINGHIALE IN ABRUZZO, IL MONDO ANIMALISTA PREPARA LE BARRICATE

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A rischio la tutela degli orsi, la soluzione migliore rimane Madre Natura

di MICHELE BRUNETTI

La Regione Abruzzo è in procinto di prolungare l’attività di caccia al cinghiale anche durante la notte e senza vietare esplicitamente il ricorso ai visori notturni, dispositivi non previsti dalla legge per queste battute venatorie. La richiesta della Regione ha già ottenuto il parere positivo dell’ISPRA, ma gli animalisti protestano.  “Le modifiche al Disciplinare-tipo, – spiega il WWF-, permetterebbero la caccia in orario notturno anche nella ZPE e nella ZPC del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise e nei SIC con presenza dell’Orso bruno marsicano, seppur specificando in un allegato modalità operative ed eventuali limitazioni da concertare con gli Enti gestori. L’Orso bruno marsicano, com’è noto, è una sottospecie a fortissimo rischio di estinzione che la Regione Abruzzo è chiamata, insieme ad altri Enti, a tutelare, mettendo in campo tutte le azioni possibili per la sua salvaguardia. Prolungando l’attività di caccia di selezione anche nelle ore notturne, si va ad aumentare la pressione sui territori visitati da questa specie, che si muove principalmente di notte, amplificando il rischio di interferenza con le sue abitudini di vita”.

Inoltre, secondo l’associazione animalista, “l’Orso ha un ampio areale di espansione e non è raro osservarlo, soprattutto nelle ore notturne, anche al di fuori delle aree dei SIC dove è acclarata la sua presenza e in tali zone non è prevista alcuna possibilità di limitazione dell’intervento venatorio. Un’altra modifica che la Regione vuole inserire nel Disciplinare-tipo è l’abolizione del certificato di taratura per le carabine utilizzate nella caccia di selezione e sostituirlo con una autocertificazione. Una disposizione che ha dell’incredibile – aggiunge il WWF-, ed è estremamente pericolosa, a discapito della pubblica sicurezza. Senza il certificato di taratura rilasciato dai poligoni o dai campi di tiro non è possibile infatti assicurare la precisione del colpo sparato che potrebbe arrivare a colpire anche diversi metri lontano dall’obiettivo”. 

CACCIA NOTTURNA DEL CINGHIALE IN ABRUZZO, IL MONDO ANIMALISTA PREPARA LE BARRICATE

L’ALTERNATIVA ALLA CACCIA RIMANE LA NATURA

Tutte le ricerche scientifiche condotte in Europa concordano su un punto: la caccia è uno dei principali fattori responsabili dell’aumento del numero dei cinghiali. La vita di questa specie è organizzata in gruppi familiari matriarcali. La mortalità naturale, dovuta a pressioni climatiche, malattie e predazioni animali, mantiene la struttura della popolazione più stabile perché essa incide in gran parte sulle classi giovanili, determinando anche una minore dispersione di individui. L’attività venatoria colpisce soprattutto adulti ed esemplari femmina innescando risposte compensative tra i cinghiali. Durante le battute di caccia, le matrone sono le prime a morire perché prima fanno fuggire giovani e cuccioli e lo stesso vale per i grandi maschi.

Una volta distrutto il gruppo matriarcale, le novelle femmine, tra loro sorelle, occupano un territorio e i novelli maschi, liberati dal controllo del dominante, entrano in azione dando inizio a una fase riproduttiva intensa e prolifica. Il maggior apporto spermatico dei giovani coinvolti produce figliate in grado di raggiungere il numero di ben 13 cuccioli, andando a moltiplicare rapidamente la popolazione. La soluzione appare la più semplice, ovvero quella di affidarsi e spingere la natura, ci penseranno lupi, volpi e poiane a diminuire il numero dei cinghiali, predando larga parte dei giovani esemplari, e in questo modo l’unico colpito sarebbe il business del mercato nero.


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