GUANTI E MASCHERINE: IL LORO CORRETTO SMALTIMENTO SENZA METTERE A REPENTAGLIO NATURA E ANIMALI

GUANTI E MASCHERINE: IL LORO CORRETTO SMALTIMENTO SENZA METTERE A REPENTAGLIO NATURA E ANIMALI

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I preoccupanti dati e le giuste contromisure per arginare il nuovo inquinamento correlato al Covid-19, i mari a forte rischio e intanto girano le immagini di un uccellino soffocato da una mascherina

di MICHELE BRUNETTI

Guanti e mascherine, benché continuino a dividere i grandi esperti, sono diventati accessori della routine quotidiana e come rifiuti iniziano a essere sempre più presenti nell’ambiente. Spesso, dopo l’utilizzo, questi dispostivi di protezione individuale, anziché essere smaltiti correttamente, vengono gettati nel mondo circonstante, invadendo così le nostre strade, i nostri parchi, i nostri mari e perfino le campagne. I rifiuti di questi presidi potrebbero arrivare fino a 450mila tonnellate per la fine dell’anno. Secondo una recente stima del Politecnico di Torino, ogni mese servirà un miliardo di mascherine e mezzo miliardo di guanti per contrastare il Coronavirus: se solo l’1% delle mascherine venisse smaltito non correttamente si tradurrebbe in 10 milioni di mascherine disperse mensilmente nell’ambiente, cifra che rappresenta un serio pericolo per il pianeta.

Legambiente, per fronteggiare il problema, consiglia di scegliere mascherine riutilizzabili, ma solo se certificate e secondo le modalità d’uso stabilite dal produttore. Se invece si usano guanti e mascherine usa e getta, meglio chiuderle in un sacchetto e gettarle nell’indifferenziato o nei punti di raccolta laddove allestiti, su questo punto si è mosso anche il Wwf, sollecitando le istituzioni al fine di predisporre opportuni raccoglitori nei parchi, nelle ville e nei pressi dei supermercati. Le Ffp2 e Ffp3, in realtà destinate al personale medico, se vengono utilizzate in ambito lavorativo, sono da considerare come rifiuto speciale e smaltite dalla ditta che le ha fornite al lavoratore come Dpi monouso, se invece vengono usate dai cittadini, allora vanno tra i rifiuti indifferenziati. 

GUANTI E MASCHERINE: IL LORO CORRETTO SMALTIMENTO SENZA METTERE A REPENTAGLIO NATURA E ANIMALI

L’UCCELLINO DELLA COLUMBIA E IL RISCHIO DI UNA CATASTROFE MARINA DOVE I GUANTI CONFONDONO I PESCI

Com’era prevedibile, arrivano già le prime segnalazioni di animali vittime di questa nuova forma d’inquinamento. Negli scorsi giorni, dalla Columbia Britannica, sono arrivate alcune immagini che mostrano un uccello con una mascherina chirurgica blu avvolta sotto il becco fino ad arrivare all’ala, nell’arco di due giorni il volatile è rimasto impigliato su un albero, per poi, inevitabilmente, morire. Desta ancor più preoccupazione la situazione dei mari. A fine aprile, il Pelikan, l’imbarcazione antinquinamento che opera nello specchio acqueo del porto di Ancona, ha raccolto decine di guanti e mascherine di protezione anti Covid-19, un simile episodio si è verificato anche nel tratto marino tra Capaci e Isola delle Femmine, dove la raccolta in acqua è stata effettuata dai volontari dell’associazione ambientalista Marevivo.

Secondo il biologo marino Silvio Greco, il rischio di una catastrofe è alta perché “gli organismi marini confondono questi rifiuti con le loro prede abituali, cioè seppie e calamari”, aggiungendo “che la plastica restando in mare si disintegra e ce la ritroviamo come micro e nano plastica nei pesci che poi mangiamo”. Con la bella stagione ormai alle porte, e con le tante ore in più che passeremo all’aperto, occorrerà lo sforzo di tutti per combattere questo nuovo degrado, così da consentirci di godere al meglio di una natura il più possibile intatta e pulita .


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