Galleria sotto al Morrone, le associazioni: troppi i rischi ambientali e sismici

Galleria sotto al Morrone, le associazioni: troppi i rischi ambientali e sismici

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Orsa Pro-Natura e Forum H20 contro i lavori sulla linea ferroviaria che ci collega con la Capitale

di Michele Brunetti

Continuano a crescere le perplessità sulla nuova opera, dopo Forum H2O, anche l’associazione Orsa Pro-Natura si è apertamente schierata contro la costruzione della galleria che dovrebbe bucare il Monte Morrone per velocizzare la linea ferroviaria Roma-Pescara, un progetto reputato pericoloso dagli ambientalisti sia per la falda acquifera sia per il rischio sismico legato a una delle faglie più grandi d’Europa. “Gli ambientalisti vengono definiti reazionari e non propensi al progresso e allo sviluppo economico, ma essi sono al contrario intermediari tra scelte politiche e scienza. Nel 1970, – scrive e ricorda la presidentessa dell’associazione, Maria Clotilde Iavarone -, le università pullulavano del fior fiore di esperti di geomorfologia e idrogeologia che fanno testo ancor oggi, ma non furono consultati”. Il riferimento è ai danni sulla portata delle acque causate durante la realizzazione del traforo del Gran Sasso. La talpa scavatrice bucò l’enorme serbatoio di acque presenti nelle viscere della montagna con drammatiche conseguenze, 11 operai persero la vita, ci furono allagamenti, abbassamento della superficie della falda freatica di circa 600 metri e la conseguente diminuzione della portata delle sorgenti.

“Nella zona interessata dal progetto della linea ferroviaria è presente l’acquedotto Giardino che convoglia le acque di tre gruppi sorgivi e di un campo-pozzi provenienti dal corpo idrico sotterraneo significativo del Monte Morrone e di Monte Rotondo, – spiega la Iavarone -, esso costituisce il complesso più importante del sistema acquedottistico abruzzese per caratteristiche tecniche con una portata di regime di 1400 l/sec”. Un bacino idrico che rifornisce tutta la Val Pescara, coinvolgendo i centri abitati di Alanno, Bolognano, Bussi sul Tirino, Casalincontrada, Castiglione a Casauria, Cepagatti, Chieti, Città Sant’Angelo, Lettomanoppello, Manoppello, Montesilvano, Pescara, Pianella, Rosciano, San Giovanni Teatino, Scafa, Spoltore, tocco da Casauria, Torre dei Passeri, Torrevecchia Teatina, Turrivalignani.

“Quanto al rischio sismico, Orsa Pro Natura Peligna allega una delle immagini della pubblicazione prodotta da Gori S., Galadini F.et ali, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, sezione di Milano. Lo studio è mirato a caratterizzare l’attività tardo-quaternaria delle faglie che bordano il versante occidentale del Monte Morrone e ne ha definito: 1) La cinematica che è di tipo normale, cioè di tipo distensivo); 2) Il tasso di movimento medio, risultato dall’esame di tre siti due dei quali nella parte Nord, compreso tra 0,4 e 0,8 mm/anno; 3) La massima magnitudine attesa da un terremoto originato lungo il sistema di faglie (lungo 23 Km) che  è risultata dell’ordine di 6.6-6.7. È stata chiesta, – conclude la presidentessa -, la consulenza di sismologi INGV su quanto potrebbero influire le vibrazioni continue dei treni lanciati ad altissima velocita sul movimento delle faglie”.

Galleria sotto al Morrone, le associazioni: troppi i rischi ambientali e sismici

Già a fine ottobre Forum H20 sollevò dubbi sull’opera nel Morrone

Bucare il Monte Morrone per costruire una galleria in piena area del Parco Maiella, a monte delle sorgenti del fiume Giardino che rifornisce ogni giorno di acqua potabile la Val Pescara, comprese città popolose come Pescara e Chieti, parse subito una follia per l’associazione ambientalista Forum H2O che per prima ha denunciato i rischi del progetto oltre che sottolineare che i problemi dei pendolari che dovrebbero usufruire della nuova linea, non sarebbero certo risolti, in quanto “verrebbero tagliati fuori centri importanti della vallata, come Popoli e Bussi”.

“In piena epoca di cambiamenti climatici, – scrissero gli ambientalisti -, con l’acqua già ora razionata in decine di comuni della val Pescara, con il caso del Gran Sasso che da decenni è fonte di enormi problemi, prima con l’abbassamento della falda all’epoca della realizzazione delle gallerie e, fino a oggi, per la coesistenza di infrastrutture e opere di captazione idrica, evidentemente i progettisti non sono in grado di prendere atto di una cosa semplice: la Natura non può essere violentata altrimenti ne paghiamo le conseguenze. Si rischia di mettere a secco per sempre 500 mila cittadini privandoli di un diritto fondamentale, quello di bere”.

“Il tunnel attraverserebbe perpendicolarmente una delle faglie più pericolose d’Europa, quella del Morrone, ferma da 1.850 anni e, quindi, con probabilità di attivazione che non si può certo trascurare. Una faglia del genere muovendosi, a parte lo scuotimento, può provocare spostamenti di metri con la formazione di uno scalino, rendendo inutilizzabile per sempre l’opera. Basta guardare quello che è accaduto alla galleria di Forche Canapine, nei pressi di Castelluccio/Norcia, con il terremoto del 2016 per capire, inoltre i vincoli del Parco della Majella impongono di non alterare il regime idrogeologico. Riteniamo – chiosarono dall’associazione -, che Rfi debba presentare un progetto realmente fattibile e non surreale”.


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