Anche le pecore suscettibili al Covid-19, lo dice un nuovo studio londinese

Anche le pecore suscettibili al Covid-19, lo dice un nuovo studio londinese

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Nello studio su 215 specie, alcuni mammiferi da allevamento tradizionale sono a rischio

di Michele Brunetti

Secondo una recente indagine dell’University College di Londra, sarebbero diverse le specie potenzialmente suscettibili al virus SarsCoV2, e tra queste spuntano le pecore e altri animali da allevamento molto diffusi notoriamente in Abruzzo. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports e potranno aiutare a identificare gli animali da tenere sotto stretto controllo per evitare un’ulteriore pericolosa circolazione del virus, dunque non sono solamente gatti e visoni, di cui si è già parlato nelle cronache attuali, a destare preoccupazione.

Lo studio ha preso in esame 215 specie animali identificandone 26 come vulnerabili al nuovo coronavirus. L’aspetto peggiore della scoperta è stata che gli animali più a rischio sarebbero i mammiferi, inclusi cani, gatti, furetti, leoni e tigri e in alcuni animali come pecore, scimpanzé, gorilla, oranghi e bonobo, la proteina virale Spike potrebbe legarsi al recettore Ace-2 con la stessa forza con cui lega i recettori delle cellule umane, ovvero un meccanismo di infezione molto simile a quello degli uomini. Pesci, uccelli e rettili, risulterebbero meno a rischio. La ricerca si è basata su delle simulazioni elaborate al computer che hanno replicato il modo in cui la proteina Spike interagisce con i recettori Ace-2.

Anche le pecore suscettibili al Covid-19, lo dice un nuovo studio londinese

Cresce l’importanza di monitorare gli allevamenti di pecore, e non solo, per i prossimi mesi

L’equipe di studiosi si è soffermata sui possibili pericoli futuri. “Volevamo guardare oltre i soli animali che erano stati studiati sperimentalmente, per vedere quali potrebbero essere a rischio di infezione e richiedere ulteriori indagini e un possibile monitoraggio.Gli animali che abbiamo identificato, – riferisce la bioinformatica Christine Orengo -, potrebbero essere a rischio di epidemie che metterebbero in pericolo specie minacciate, danneggiando i mezzi di sussistenza degli allevatori. Gli animali potrebbero inoltre fungere da riserva del virus, col rischio di reinfettare gli umani così come è stato documentato negli allevamenti di visoni”.

“Per proteggere gli animali e noi stessi dal rischio di prendere Covid-19 da un animale infetto, – puntualizza la microbiologa Joanne Santini -, abbiamo bisogno di un monitoraggio su larga scala degli animali, in particolare degli animali domestici e di allevamento, in modo da scoprire i contagi quando sono ancora gestibili. Quando si ha a che fare con gli animali sarebbe anche importante adottare misure igieniche come quelle che abbiamo imparato quest’anno per ridurre i contagi, e inoltre isolare le persone infette dagli animali oltre che dalle altre persone”. Il monitoraggio su larga scala, che secondo i ricercatori andrebbe effettuato in particolare su animali domestici e di allevamento (soprattutto quelli ovini), consentirebbe di scoprire i contagi precocemente quando ancora essi possono essere gestiti, scongiurando scenari irrimediabili. Bisogna giocare d’anticipo e non farsi cogliere impreparati. Pecore, furetti e visoni, allevati nella nostra regione, meritano immediatamente la giusta attenzione da parte degli organi competenti.

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