l Tar accoglie ricorso ambientalisti, stop alla caccia fino all’8 settembre

ll Tar accoglie ricorso ambientalisti, stop alla caccia fino all’8 settembre in Abruzzo

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Le associazioni lamentano la scarsa collaborazione della Regione

di Michele Brunetti

Dopo la richiesta del mondo ambientalista di interventi immediati a tutela della fauna selvatica in un territorio colpito così gravemente dagli incendi e con particolare riferimento alla caccia, il Tar ha interamente sospeso il calendario venatorio della Regione Abruzzo fino alla prossima udienza dell’8 settembre, per la soddisfazione dalle associazioni Wwf, Enpa, Lipu, Lav e Lndc che avevano presentato nei giorni scorsi il ricorso. “Il Tar sancisce un importante principio: l’interesse prevalente deve essere quello della tutela e della conservazione della fauna selvatica, – si legge nella nota firmata dalle associazioni -, ancora una volta la Regione Abruzzo produce un documento che regola l’attività venatoria senza considerare gli interessi generali della tutela della fauna selvatica, come gli ricordano i giudici del Tar. Troppi sono gli attacchi per la fauna contenuti nel documento che regola la caccia in Abruzzo per la prossima stagione venatoria, le Associazioni hanno evidenziato molteplici criticità che possono mettere in pericolo specie di rilevante interesse conservazionistico”. 

“Nella versione impugnata del calendario venatorio si prevede incredibilmente la caccia alla tortora selvatica per la quale l’Ispra (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che si occupa a livello nazionale di rilasciare pareri alle Regioni in merito ai calendari venatori) aveva chiesto la totale sospensione del prelievo, evidenziando che la specie è indicata in precario stato di conservazione (Spec 1 in BirdLife International) e richiamando la moratoria dell’attività venatoria richiesta dal Ministero della Transizione ecologica. Il calendario venatorio della Regione Abruzzo, – continuano le associazioni -, incurante sia delle indicazioni ministeriali e dell’Ispra sia dello stato di conservazione della Tortora, consente di sparare alle tortore, addirittura anche in periodo di pre-apertura, venendo meno, in maniera del tutto assurda, persino a quanto contenuto nel Piano Faunistico Venatorio della stessa Regione Abruzzo che ammette espressamente che “i risultati di un modello preliminare evidenziano che i livelli attuali di pressione venatoria sono molto probabilmente insostenibili”. 

l Tar accoglie ricorso ambientalisti, stop alla caccia fino all’8 settembre

I problemi legati alla caccia sono molteplici

Preoccupano anche altre pre-aperture come quella prevista per la Quaglia, tra le specie con uno stato di conservazione insoddisfacente (categoria Spec 3 – “in declino a livello europeo”) già nelle giornate dell’11 e del 12 settembre e poi nelle giornate del 19, 25 e 26 settembre o l’apertura della caccia il 19 settembre per le specie Alzavola, Canapiglia, Codone, Folaga, Porciglione, Germano reale, Gallinella d’acqua, Marzaiola, Fischione, Mestolone, Beccaccino, Frullino. Il tutto mentre l’Ispra raccomanda un’apertura generale della caccia a tutte le specie ornitiche al 2 ottobre in modo da permettere un completo sviluppo degli ultimi nati, evitare il rischio di confusione con specie non cacciabili e il disturbo generato dalla presenza di un numero elevato di cacciatori sul territorio in una fase ancora delicata del ciclo biologico di diverse specie. L’Istituto ritiene che sia consono anche posticipare l’allenamento dei cani consentito nei trenta giorni che precedono l’apertura della stagione venatoria e s’interroga sul mancato divieto di caccia alle foci dei fiumi per 500 metri dalla costa e per 100 metri a destra e sinistra degli assi fluviali, punti che assolvono un ruolo fondamentale per la migrazione di ritorno per specie acquatiche e per quelle temporaneamente legate alle zone umide.

“La Regione Abruzzo, – attaccano le associazioni -, omette di gestire l’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, istituita con Delibera di Giunta regionale n. 480 del 5 luglio 2018. L’art. 32 comma 3 della L. 394/91 (Legge quadro per le aree protette) prevede che nelle aree contigue la caccia sia ‘riservata ai soli residenti dei comuni dell’area naturale protetta e dell’area contigua’, ma nel calendario venatorio abruzzese il passaggio viene ‘dimenticato’: si prevede una densità venatoria di un cacciatore ogni 40 ettari nell’Area Contigua del PNALM anziché limitare l’attività venatoria ai soli cacciatori residenti nel Comuni dell’Area contigua. Resta però l’amarezza di dover discutere la programmazione venatoria attraverso ricorsi e atti giudiziari, – conclude la nota congiunta -, invece di aprire un dialogo costruttivo con la Regione Abruzzo basato sul concetto di dover come prima istanza tutelare il prezioso patrimonio faunistico che condivide con noi il territorio”. La caccia può e deve attendere, ma le polemiche continuano e all’0rizzonte rimane sempre a vista la raccolta firme per la sua abolizione, con scadenza fissata al 20 settembre.

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