Cambiamento climatico e biodiversità: sensori sulle vette della Majella

Cambiamento climatico e biodiversità: sensori sulle vette della Majella

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Nuovi studi delle Università di Bologna e l’Aquila che analizzeranno i dati

di Michele Brunetti

Inizia il nuovo progetto di ricerca per il monitoraggio della temperatura del suolo negli ambienti d’alta quota del Parco della Majella. In collaborazione con il gruppo di ricerca BIOME dell’università di Bologna e LACEMOD dell’Università dell’Aquila, sono stati posizionati, per il momento, 15 nuovi sensori per acquisire dati di temperatura, i quali verranno puntualmente forniti ogni due ore, permettendo così di valutare numerosi parametri ambientali, tra cui la durata del manto nevoso. L’obiettivo principale è quello di comprendere come il clima sta cambiando e gli impatti che determina sulla biodiversità vegetale, ma non solo.

Il cambiamento climatico, ormai è tangibile da tutti, ed è una delle minacce più incombenti per la biodiversità e gli ambienti d’alta quota, considerati tra i più sensibili agli aumenti di temperatura previsti nel prossimo futuro.Già in questi giorni, in collaborazione con il Parco, i ricercatori Biome (Biodiversità e Macro ecologia) dell’Università di Bologna e quelli Lacemod (Laboratory of Cartography, Ecology and MODelling) dell’Università dell’Aquila sono sul campo per intraprendere le operazioni volte al monitoraggio della temperatura del suolo nelle aree sommitali del Parco della Majella.

Lo studio prevede l’installazione di oltre 20 nuovi sensori, a partire dai 2.200 metri di quota, per raccogliere dati di temperatura durante l’arco dell’anno. I dati verranno analizzati dai numerosi ricercatori impegnati nel progetto e ci forniranno informazioni fondamentali sia per la ricerca in campo ambientale, sia per la gestione dei servizi ecosistemici collegati agli ambienti alpini.

Cambiamento climatico e biodiversità: sensori sulle vette della Majella

Dalle cime della Majella passa il futuro del mondo nell’era dei cambiamenti climatici

Numerosi parametri ambientali, tra cui la permanenza al suolo del manto nevoso, potranno essere di fondamentale importanza per la gestione delle riserve idriche, un problema che ogni anno si aggrava nel nostro paese, non lasciando immune nemmeno l’Abruzzo. Altri aspetti, molto importanti, sono legati alla conservazione della biodiversità: questa raccolta di dati permetterà di analizzare e comprendere come le comunità vegetali d’alta quota rispondono ai cambiamenti climatici in atto e come risponderanno a quelli futuri. Questi modelli predittivi forniranno un dato cruciale legato al rischio di estinzione delle specie interessate che sarà utile per indirizzare tutte quelle politiche di gestione e conservazione della biodiversità del nostro territorio.

Inoltre, forniranno informazioni utili su scala globale, in quanto gli ambienti di alta quota, grazie a una così alta presenza di biodiversità, sono da tempo riconosciuti come vere e proprie sentinelle dei cambiamenti climatici. Da alcuni anni il Parco Nazionale della Majella è impegnato in attività di monitoraggio e salvaguardia degli ecosistemi alpini. Ad esempio, negli studi della professoressa Stanisci, si era osservata una forte corrispondenza tra le temperature registrate nelle principali esposizioni delle vette e la ricchezza di specie vegetali in esse presenti.

Il modello climatico, elaborato per valutare gli effetti che il riscaldamento dell’atmosfera determinerebbe sull’estensione del piano bioclimatico alpino presente sulla Majella, mostra che un aumento della temperatura atmosferica anche di un solo grado centigrado avrebbe intense ripercussioni sull’estensione del piano bioclimatico alpino della montagna con gravi ripercussioni sulla flora e sulla vegetazione d’alta quota, in particolare, sulle specie endemiche tipiche delle alte vette dell’Appennino centrale.

Cambiamento climatico e biodiversità: sensori sulle vette della Majella

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