Un pronto soccorso veterinario pubblico per tutti: ancora pura utopia

Un pronto soccorso veterinario pubblico per tutti: nel 2021 è ancora utopia

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Esiste un pronto soccorso veterinario pubblico?

di Redazione

Non per tutti, solo per i cani randagi che sono stati trovati feriti o che siano malati, per gli animali di proprietà è prevista una responsabilità diretta del custode/proprietario che dovrà accollarsi gli oneri della visita e della cura in clinica. Lo stato tutela la salute umana come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti, per gli animali, il diritto alla salute ancora oggi nel 2021 è l’ultimo dei pensieri. Nel senso che non esiste un pronto soccorso veterinario pubblico, a meno che l’animale non sia stato trovato a vagare solo, senza microchip, per intenderci un cane comunemente definito randagio, termine usato per indicare che è senza fissa dimora, errabondo.

Ma quante volte accade che un animale prima di proprietà, diviene vagante? Spesso, perché qualcuno con gesto assolutamente imperdonabile, pensa bene di abbandonarlo malato non potendo a suo dire, permettersi le cure mediche. Intendiamoci abbandonare un animale è un gesto vile, ingiustificabile e da condannare, ma spesso per qualcuno è la soluzione più semplice. Ma, se ci fosse una legge ben fatta, atta a tutelare la salute degli animali, almeno per coloro che vivono con famiglie in difficoltà, forse l’animale avrebbe più garanzie e meno rischi di essere abbandonato. Riteniamo che la qualità della vita di un essere vivente, si misura dalle leggi che vengono pensate e prodotte adeguatamente, per riuscire a fronteggiare un problema in maniera efficace.

Un pronto soccorso veterinario pubblico per tutti: ancora pura utopia

Il pronto soccorso veterinario è autonomo

A tutt’oggi, il pronto soccorso veterinario non è regolato da nessuna legge a livello nazionale, per cui ciascuno funziona secondo norme proprie e i costi delle spese per il paziente, variano in base alla gestione della clinica. Sta di fatto che se un animale di proprietà sta male e il suo genitore umano è indigente o anziano e vive di pensione, non può certo affrontare spese importanti per poterlo curare. E allora che si fa, si chiede aiuto ad un parente? Si attiva una colletta sui social? Si contatta un’associazione di volontariato? La quale non può far altro che attivare l’ennesima raccolta fondi, sperando funzioni.

Ma signori, ancora oggi nel 2021 per i nostri amici a 4 zampe, ormai compagni di vita, membri di famiglie, necessari a la Pet therapy, perfetti soccorritori di vite umane e tanto altro, dunque assolutamente indispensabili, se malati e impossibilitati a curarli, davvero è necessario riuscire ad attivare solo una colletta e far si che vengano curati? Gandhi sosteneva che “La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui essa tratta gli animali” mi verrebbe da dire che non ci siamo proprio, nel nostro Paese c’è ancora tantissima strada da fare. I nostri amici a 4 zampe sono indispensabili se conviene, ma non importanti abbastanza, per garantire loro una maggior tutela sotto il profilo sanitario. In effetti deve essere complicato tutelare una categoria, se intorno ad essa il business regna incontrastato.

Un pronto soccorso veterinario pubblico per tutti: ancora pura utopia

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