Cure veterinarie, No del Governo a riduzione Iva e agevolazioni fiscali

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di SONIA DI MASSIMO

Addio al bonus cure veterinarie: un sonoro “no” da parte del Governo alla riduzione dell’Iva e all’innalzamento delle detrazioni fiscali. Un respingimento che va ad avvalorare la tesi sugli impedimenti di carattere finanziario, spesso responsabili, in concomitanza con la congiuntura economica, della flessione delle adozioni degli animali da affezione.

Un’osservazione sulla comparazione fiscale del nostro paese rispetto al resto d’Europa, è stata sottolineata dalla mozione Gribaudo: mentre altrove è prevista un’agevolazione dell’Iva sulle prestazioni veterinarie per gli animali da compagnia, in Italia l’aliquota del 22% è praticamente la stessa applicata per i beni di lusso. Pare proprio che ad oggi convivere con un cane o un gatto, sia dunque considerato un lusso dal nostro fisco.


Tra riformulazioni e respingimenti, il Governo non ha accolto il punto 13 della mozione Meloni, incentrato sulle “iniziative per abolire l’Iva sulle prestazioni veterinarie, rimodulando ed implementando le risorse dedicate a questo settore” e la duplice richiesta della mozione Gagliardi, che invece avanzava la richiesta al Governo di “valutare l’opportunità di assumere iniziative per riordinare il sistema delle detrazioni fiscali per le spese veterinarie, aumentando la cifra massima detraibile e tenendo conto del numero di animali posseduti, e per rimodulare l’Iva sulle prestazioni veterinarie”.

Una detrazione esigua è quella applicata attualmente, pari al 19% delle
spese veterinarie sostenute nell’anno. Nel frattempo, le mozioni presentate
per alleggerire il carico fiscale sulle cure veterinarie, sono state congedate dal Governo con un impegno accolto “nel valutare l’opportunità di assumere iniziative per riordinare il sistema delle detrazioni fiscali per le spese veterinarie”.

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