Abruzzo e la caccia in zona rossa: continua lo scontro tra ambientalisti e cacciatori

Abruzzo e la caccia in zona rossa: continua lo scontro tra ambientalisti e cacciatori

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Le posizioni dell’associazione del Panda contro l’iniziativa organizzata dal Cospa

di Michele Brunetti

Non si placano le polemiche che hanno tenuto banco in queste settimane, il Wwf ribadisce con forza la sua posizione contro gli esponenti della caccia locale, alcuni dei quali hanno manifestato mercoledì a l’Aquila, davanti alla sede del consiglio regionale, l’Emiciclo. Il diverbio non accenna a diminuire e s’inasprisce, anche in un momento così delicato per la gestione del Covid-19 in Abruzzo. “I cacciatori cercano appigli per sparare a dispetto della zona rossa per controllare la popolazione dei cinghiali, un problema che loro stessi hanno creato e che non si risolve con l’attività venatoria, – sottolinea l’associazione ambientalista -, i capisquadra cinghialai chiederebbero la chiusura delle scuole e la riapertura della caccia. Varie attività sono chiuse, non ci è permesso fare visita agli affetti più cari né di muoverci liberamente sul territorio, ma per i cacciatori quello che conta è andare a sparare. La giustificazione sarebbe quella di intervenire sulla popolazione di cinghiali che a loro avviso sarebbe causa di ingenti danni all’agricoltura e di incidenti stradali.  Vale la pena di ricordare che la responsabilità della eccessiva presenza dei cinghiali in tante parti d’Italia, Abruzzo compreso, è proprio dei cacciatori che chiesero e ottennero negli anni passati pesanti immissioni a scopo venatorio di animali provenienti dall’est europeo stravolgendo totalmente gli equilibri».    

“Più volte siamo intervenuti sulla questione, – scrive Filomena Ricci, delegato regionale del Wwf Abruzzo -, portando dati e citazioni basati su qualificati studi scientifici che sottolineano come l’attività venatoria, andando a colpire soprattutto gli adulti al contrario della mortalità naturale che incide in particolare sulle classi giovanili, innesca nei cinghiali risposte compensative che addirittura ne accrescono la presenza. Le popolazioni vengono destrutturate e questo comporta riproduzione precoce delle femmine, maggior numero di nati e aumento del tasso di dispersione tra i giovani, come ben noto a chi affronta il problema basandosi su evidenze scientifiche e non su percezioni e impressioni non di rado interessate”.    

“Basterebbe un’analisi oggettiva e scientificamente rigorosa dei dati per far emergere come la caccia non sia la soluzione per il contenimento delle popolazioni di cinghiali, che infatti crescono anche dove l’attività venatoria, con le varie forme di caccia ordinaria e di selezione, è praticamente permessa tutto l’anno, – afferma il Wwf -, come sarebbe utile confrontare i dati di riduzione dei danni da fauna selvatica alle colture in presenza di adeguati sistemi di protezione come le recinzioni elettrificate. La Regione Abruzzo con una comunicazione del 19 novembre, ha già previsto l’intervento per attività di controllo delle popolazioni di cinghiali della Polizia provinciale, delle Guardie Venatorie Volontarie e dei proprietari e conduttori dei fondi autorizzati per il controllo, che potranno intervenire in terreni in conduzione o di proprietà anche al di fuori del territorio comunale e anche dopo le 22, considerando l’attività quale intervento di pubblica utilità, definizione peraltro assolutamente priva di riscontro visti i risultati”.  

Dal “no” alla scuola a “si” alla caccia, le posizioni dei cacciatori

Il punto di vista dei cacciatori, rappresentati dal portavoce Dino Rossi, nell’iniziativa organizzata da Cospa Abruzzo a l’Aquila, fa leva su un documento consegnato in Prefettura dagli stessi. “Porto a conoscenza alle istituzioni e agli organi di informazione che il patrimonio faunistico ed in particolar modo i cinghiali sono affetti da Aujeszky, comunemente chiamata pseudorabbia, – afferma Rossi -, i risultati delle analisi in mio possesso riguardano un cucciolo di cane di 10 mesi che ha leccato il sangue di un cinghiale infetto, morto nel giro di 48 ore. È bene che le istituzioni si rendano conto che questa malattia con una concentrazione alta di cinghiali, può infettare anche il patrimonio zootecnico in alpeggio e di conseguenza arriverà un’altra mazzata al mondo agricolo e non solo, molti agricoltori sono cacciatori e in questo caso la caccia diventa una attività utile per la salute del patrimonio faunistico, quindi oggi chiediamo a gran voce la riapertura in deroga della caccia con il recupero delle giornate perse nel mese di gennaio al fine di contenere la popolazione di cinghiali nella nostra regione”.

“Per quanto riguarda la caccia a singolo, non ci sono problemi per la propagazione del virus. Invece chiediamo che vengano chiuse le scuole, – prosegue il portavoce -, almeno fino a Natale dove vi sono i bambini senza l’obbligo della mascherina visto che sono stati accertati casi di veicolazione del Virus nell’ambito delle strutture scolastiche. La riapertura deve essere fatta con i tamponi a tappeto su tutti i ragazzi, prima del rientro. Inoltre vogliamo capire come si è arrivati alla sospensione della caccia e con quale valutazione di rischio della propagazione del virus. Non si capisce come mai per la pesca è stata riaperta anche nelle zone rosse e la caccia pur essendo una attività di pubblica utilità è ancora chiusa”. Poi la stramba minaccia conclusiva: “Attendiamo al più presto notizie, altrimenti la prossima settimana scarichiamo le vacche nel recinto dell’Emiciclo”.

Il Portale di Birillo si è già occupato della caccia al cinghiale, se vuoi approfondire leggi anche => https://www.ilportaledibirillo.it/caccia-notturna-cinghiale-in-abruzzo/

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