Ricerca di Pesticidi nelle acque, male l’Abruzzo, tra le regioni con meno campionamenti

Ricerca di Pesticidi nelle acque, male l’Abruzzo, tra le regioni con meno campionamenti

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Dati e valutazione regionale e i pericoli del glifosate e del suo metabolita Ampa

di Michele Brunetti

L’Ispra, Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale, ha richiamato quelle Regioni, tra cui l’Abruzzo, ancora insufficienti nell’attività di campionamento delle acque superficiali e sotterranee sui residui delle sostanze usate in agricoltura, ovvero dei famigerati fitofarmaci. Nel rapporto nazionale Pesticidi nelle acque sul monitoraggio eseguito nel biennio 2017-2018, ma stilato a fine 2020, si evince che l’Aspa, l’agenzia abruzzese, ha cercato solamente una parte delle molecole potenzialmente presenti nelle acque, 53 su 426, senza cercare il glifosate e la sostanza metabolita che si forma per sua degradazione, l’Ampa, ormai nota a livello internazionale e trovata tra i più utilizzati diserbanti nei campi agricoli italiani e in quelli del resto del mondo, rinvenuta anche in alte concentrazione in parecchie marche di birre tedesche e nelle urine stesse dei cittadini e persino nel latte materno delle donne statunitensi.

L’Abruzzo, inquadrato nel contesto italiano, non ne esce bene visto che, almeno fino al 2018, non è riuscito a risolvere i suoi problemi diagnostici. “Nelle acque superficiali, – scrive l’Ispra -, le sostanze più frequentemente riscontrate sono erbicidi; il glifosate e il metabolita Ampa, cercati in 11 regioni (Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Liguria, Bolzano, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Sicilia), sono riscontrati, ad eccezione della Valle d’Aosta, con frequenze complessive rispettivamente del 43% e del 66%. È doveroso ricordare, – continua l’Istituto -, che alcune delle sostanze oggi rilevate con maggiore frequenza non vengono ancora ricercate in diverse aree d’Italia e questa circostanza, in attesa di una completa omogeneizzazione della rete nazionale, rende impropria ogni forma di confronto fra le situazioni delle singole regioni”.

A livello nazionale un quarto dei punti di campionamento nelle acque superficiali hanno livelli di concentrazione borderline o superiore agli standard di qualità ambientale. In quelle sotterranee i punti non conformi o borderline corrispondono al 7,2%. “Solo cinque regioni fanno peggio di noi – commenta il Forum H2O Abruzzo -, la Sicilia ricerca nei fiumi ben 258 tipi di pesticidi, il Lazio 143, la provincia di Bolzano 209. I numeri sono assolutamente preoccupanti, visto che un’enorme mole di pubblicazioni scientifiche mette in relazione la presenza di pesticidi nell’ambiente con diverse malattie, da quelle neurologiche a quelle dello sviluppo, non resta che fare una domanda all’Arta, quante e quali sostanze state cercando oggi nei nostri fiumi e nelle nostre falde? Il glifosate e l’Ampa avete iniziato a cercarli? Avete superato almeno le 100-150 molecole monitorate?”.

Nel rapporto si può leggere che il dato 2018 per l’intero paese rileva nelle acque superficiali presenza di pesticidi in 1.530 punti di monitoraggio (77,3% del totale) e in 6.107 campioni (53,6% del totale). Nelle acque sotterranee pesticidi sono presenti in 1.003 punti di monitoraggio (35,9% del totale) e 1.733 campioni (31,2% del totale). Le sostanze cercate complessivamente in Italia sono 426: 402 nelle acque superficiali, 404 in quelle sotterranee. Le sostanze trovate sono in totale 299: 278 nelle acque superficiali, 264 in quelle sotterranee. I dati relativi alla nostra regione sono troppo pochi, l’Arta nel 2018 ha cercato solamente 1/8 delle molecole potenzialmente presenti nelle acque, e in una regione verde e ricca di riserve naturali come la nostra, non possiamo più permettercelo.

Ricerca di Pesticidi nelle acque, male l’Abruzzo, tra le regioni con meno campionamenti

Ma quali effetti si riscontrano sugli organismi esposti alla molecola di glifosato nei pesticidi?

Sul sito dell’Università di Padova, a questa domanda ha così risposto il professor Valerio Matozzo, del dipartimento di Biologia della stessa: “Dal punto di vista ecotossicologico, gli effetti negativi del glifosato (o glifosate) sono stati accertati in varie specie di organismi acquatici e a diversi livelli di organizzazione biologica. Tanto per fare qualche esempio, la tossicità acuta e cronica del glifosato è stata dimostrata in larve di molluschi d’acqua dolce (Lampsilis siliquoidea). In Biomphalaria alexandrina (un mollusco gasteropode), il glifosato ha causato azoospermia (totale assenza di spermatozoi) e deformazioni degli ovociti. Nei pesci (Rhamdia quelen, Prochilodus lineatus), l’erbicida ha manifestato effetti neurotossici, inibendo l’attività dell’acetilcolinesterasi, un enzima molto importante nella trasmissione dell’impulso nervoso. Danni a carico del DNA sono stati evidenziati in Carassius auratus (il comune pesce rosso) dopo esposizione a Roundup®, una delle più diffuse formulazioni commerciali a base di glifosato. Lesioni istologiche sono state riscontrate nelle branchie e nel fegato di Jenynsia multidentata, un pesciolino d’acqua dolce”.

“Effetti negativi, – continua il professore -, sono stati osservati anche su alghe, rettili, uccelli, anfibi e mammiferi terrestri. Le concentrazioni alle quali il glifosato manifesta la sua tossicità in organismi non-target sono molto variabili, da pochi microgrammi/litro a diversi milligrammi/litro per le specie acquatiche. Ciò dipende da una serie di fattori, tra cui il tipo di composto testato (principio attivo o formulazione commerciale), la durata dell’esposizione (da poche ore a diverse settimane), la modalità di esposizione (in vitro o in vivo), la via di somministrazione (cibo o acqua contaminati) e la specie modello (vertebrati o invertebrati). In ogni caso, è auspicabile che la scelta delle concentrazioni sperimentali venga fatta sulla base dei reali livelli di contaminazione riscontrati nei diversi comparti, aria, acqua e suolo. In questo modo aumenterebbe la valenza ecologica dei risultati degli studi ecotossicologici”.

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