i cani fiutano il Covid

I cani fiutano il Covid-19?

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di RITA CONSORTE

Come riportato integralmente da un articolo del Messaggero, che qui pubblichiamo,  in tempi di pandemia ci si affida ai cani. Infatti, come viene riportato nell’articolo, studi in Inghilterra, centri di Addestramento in Iran ed ora anche in Francia, hanno dimostrato come l’olfatto dei Cani riesca a fiutare il Covid -19 più velocemente dei test. Ecco l’articolo completo tratto dal quotidiano Il Messaggero. 

“Coronavirus, i cani fiutano il virus più velocemente dei test: studi in Inghilterra e centri di addestramento in Iran
Test, tamponi, analisi sierologiche: tutto per definire in maniera inequivocabile la positività o meno di un individuo al coronavirus.Misure essenziali soprattutto per avviare la Fase 2 ma anche al centro di aspri dibattiti: a chi farli, quanti farli e per quanto tempo. Eppure forse la soluzione potrebbe essere più facile e a portata di mano: i nostri amici cani.

APPROFONDIMENTI

Loro infatti sono già in grado di scoprire malattie come il diabete, il Parkinson e perfino il cancro: ora i nostri amici a quattro zampe, davvero i più fedeli amici dell’uomo, potrebbero scoprire se uno è positivo o meno al Covid-19.I ricercatori del London School of Hygiene and Tropical Medicine, del Medical Detection Dogs e della Durham University, dopo aver approntato uno studio sull’olfatto canino, si stanno ora preparando «ad addestrare in maniera intensiva i cani in modo tale che possano essere pronti in sei settimane. Sappiamo che altre malattie respiratorie modificano l’odore del corpo e dunque esiste la possibilità che lo faccia anche il Covid-19». Ma non ci sono solo i britannici.

IL PROGETTO

Due settimane fa in Iran è stato aperto un centro di addestramento cinofilo, sostenuto dall’esercito della Repubblica islamica. Ha dichiarato il portavoce Hamidreza Shiri all’agenzia di stampa “Isna”: «Dal momento che i cani riescono a individuare gli odori 20mila volte meglio degli umani, sono già stati addestrati a riconoscerne alcuni particolari tra cui quello della malaria. Nella prima fase della ricerca abbiamo dimostrato che i cani non vengono contagiati dal coronavirus. Sono due settimane che stanno lavorando con il virus, ma test multipli in diverse fasi dimostrano che nessun cane né i loro addestratori sono stati contagiati».

I DATI

Un dato empirico ma in linea con gli studi mondiali. Il nuovo rapporto tecnico dell’Istituto superiore di sanità, realizzato dal Gruppo Sanità Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare, sancisce che gli animali da compagnia possono essere potenzialmente esposti al virus SarsCov2 in ambito domestico e contrarre l’infezione attraverso il contatto con persone infette.

Ciononostante, allo stato attuale, non esistono evidenze che gli animali da compagnia svolgano un ruolo epidemiologico nella diffusione all’uomo di SarsCov2. Quali animali domestici in particolare possano poi ospitare il virus, «non è pienamente noto» perché gli studi sono su gatto, furetto, cane e criceto. In tutto il mondo, a fronte di quasi 2 milioni e mezzo di umani positivi, sono stati solo quattro animali (due cani e due gatti, ma ieri si sono aggiunti due felini di New York) con diagnosi certa per SarsCov2 in condizioni naturali.

LE RAZZE DEI CANI

Dunque gli animali domestici, e in particolare i cani, possono essere infettati ma non infettare. Perfetti per passare allo step successivo. Con il loro meraviglioso naso – con circa 220 milioni di recettori olfattivi contro i 5 milioni di un naso umano – sapranno trovare anche il morbo SarsCov2? «Poiché non sappiamo quale razza abbia il fiuto migliore per il coronavirus – ammettono dal centro di addestramento iraniano – ne addestriamo differenti come Labrador, Golden Retriever, Pastore tedesco e Border Collie e forse tra 10 giorni potremmo già annunciare il successo del progetto» 

IL PROBLEMA 

Già, ma che odore ha il Coronavirus? Ammettono i ricercatori britannici in un articolo del BusinessInsider: «Non sappiamo ancora se il Covid-19 abbia un odore specifico, ma sappiamo che altre malattie respiratorie cambiano il nostro odore corporeo, quindi c’è una possibilità che lo faccia anche il coronavirus. E se lo fa, i cani saranno in grado di rilevarlo». C’è da dire che i cani possono rilevare anche cambi di temperatura corporea. «A regime potremmo rilevare da 250 a 750 persone l’ora» ha affermato il professor James Logan, capo del dipartimento di controllo delle malattie presso l’Lshtm.

L’ EFFICACIA

Ad esempio le cellule tumorali emanano un odore particolare, di azoto e idrocarburi, che il cane riesce a percepire. Inoltre il corpo umano sottoposto a un forte stress emana delle sostanze chimiche particolari, quali adrenalina e cortisolo che, naturalmente, i cani fiutano come percepiscono il mutare del livello di serotonina o della glicemia.

Nel 1989 è stato pubblicato sulla rivista The Lancet il primo resoconto scientifico di una diagnosi di melanoma facilitata da un cane che annusava ossessivamente una lesione che la sua padrona aveva sulla coscia.

In seguito sono stati condotti esperimenti in cui i cani annusavano le urine o il fiato di pazienti con cancro della vescica, prostata, rene, polmone e seno. I cani spesso imparavano a distinguere i campioni provenienti dai malati da quelli di soggetti sani, ma con un’accuratezza modesta, come sottolinea l’Airc, la fondazione per la ricerca sul cancro.

IL MONITO DELL’AIRC

L’Airc specifica per quanto riguarda i cani anti tumori: «Perché i test con i cani possano davvero diventare diagnostici, è necessario che questi diano risultati altrettanto o più affidabili dei test attualmente disponibili e ugualmente o meno costosi.

Al momento queste condizioni non sussistono. Dato però l’elevato numero di aneddoti riportati, può essere ragionevole sottoporsi a un controllo medico se il proprio cane comincia a manifestare un’attenzione ossessiva verso una parte del corpo del proprio padrone alla quale prima non faceva caso».

E’ partito il progetto di una scuola veterinaria di Alfort, in Francia, per capire se l’olfatto dei cani è in grado di riconoscere il Covid-19. Insieme al lavoro di alcuni scienziati, il progetto è partito grazie a una ricerca di qualche anno fa di un’università americana


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