Ruth, una tragica storia. Che la giustizia faccia il suo corso

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di SONIA DI MASSIMO

Che la ferocia appartenesse, tra le specie esistenti in natura, anche a
quella umana, è un concetto appurato. Ma quando un uomo si scaglia con
efferatezza e impeto furioso contro un’innocua e indifesa cagnetta, la notizia agghiacciante crea sgomento e lascia indignati. Circola ormai da giorni sui social e media la tragica storia di Ruth, meticcio barbaramente massacrato da un uomo di 82 anni nelle campagne di Partinico, nel palermitano. Le indagini ad oggi escludono la legittima difesa. Le modalità di soppressione della cagnolina sono già alla ribalta delle cronache: basti pensare che l’anziano agricoltore, non pago di averla malmenata a colpi di badilate, aveva deciso di sterminarla cospargendola di benzina e appiccando il fuoco. Tentativo, questo, sventato dall’intervento di alcuni vicini attirati dai strazianti gemiti della povera bestia. Ma a nulla è valsa la disperata corsa alla salvezza in una clinica veterinaria: per Ruth non c’è stato nulla da fare.

Ora, premettiamo che queste storie non devono minimamente
fomentare l’odio in rete, istigando rabbia e reazioni istintive, sarebbe vano e improduttivo, poiché si risponderebbe alla violenza con la violenza. Il ribrezzo e l’orrore per questi gesti inconsulti e cruenti, devono piuttosto invitare a riflettere sulla brutalità di una fetta della natura umana, su cui la giustizia deve operare facendo il suo corso. Sono vicende che lasciano profondi e indelebili segni nell’animo di chiunque le ascolti, ma bisogna attendere l’evoluzione delle indagini da parte dei Carabinieri di Partinico. L’uomo è stato denunciato. Intanto, la comunità ha organizzato una manifestazione per dire “basta a questi soprusi sugli animali”. Anche l’Enpa, Ente nazionale protezione animali, si è espressa in merito invocando l’intervento del governo e attivando il suo ufficio legale.

Ricordiamo un altro episodio simile, accaduto nel Salernitano nel 2017,
quando un uomo sessantenne uccise a calci la sua cagnetta di un anno.
Ebbene, la sentenza nell’aprile di quest’anno ha stabilito la condanna a un
anno e nove mesi di reclusione per l’uomo, nonché il risarcimento di mille
euro per ciascuna delle 12 associazioni che si sono costituite parte civile.
Lasciamo che la giustizia faccia dunque il suo corso, perché nessun carnefice resti impunito.
Ecco le pene previste dal Codice penale per i reati di maltrattamenti inflitti ad animali:
“Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un
animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a
lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la
reclusione da tre mesi a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro”
e ancora “La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell’animale”.

Chiudiamo con una riflessione di Jean-Jacques Rousseau ” Tutti gli animali diffidano dell’uomo e non hanno tutti i torti, ma quando sono sicuri che non vuol fargli del male, la loro fiducia diventa cosi grande che bisogna essere più che barbari per abusarne”.

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