vivisezione: un brutto costume

Vivisezione: in Italia sono 700 mila gli animali

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di MASSIMILIANO CILLI

Il fenomeno della vivisezione è un un brutto costume che ci riguarda tutti, ed i numeri parlano chiaro

Se è vero che in Europa ci sono oltre 12 milioni di animali utilizzati nei laboratori per testare farmaci, detersivi, pesticidi e molto altro, in Italia sono circa 700 mila (Fonte LAV).

Una recente Vittoria di LAV su la sospensione di un esperimento sui macachi

I numeri ci danno immediatamente il valore di un fenomeno che, per quanto sentito, non sempre se ne conoscono i confini. In questo caso i numeri ci dicono come invece i confini spesso non esistono affatto.


Cani, cavalli, ratti, topi, mucche, maiali, scimmie, pecore, piccioni, furetti, rettili, pesci, uccelli. Tutti animali che vengono quasi esclusivamente utilizzati per la vivisezione non per trovare soluzioni che ci salvano la vita, ma per migliorare aspetti trascurabili della nostra quotidianità .
Se a questo si aggiunge che il 95% delle nuove molecole che riescono a passare a test su umani, sia fallimentare (fonte FDA), si posiziona un ulteriore tassello a sfavore dell’utilizzo degli animali.


Parlando sempre di numeri, noi italiani, siamo un popolo molto contrario alla sperimentazione sugli animali perché ben l’84% si dice contrario a tale pratica (fonte Eurispes 2016).

Ma allora come li rimettiamo in colonna tutti questi dati? In una sola maniera: boicottando le aziende che continuano a fregarsene di questa situazione, e che si rifiutano di investire in ricerche alternative. Ci sono metodi diversi, di comprovata efficacia, che vengono utilizzati da aziende leader nei loro settori.

Ma questa della vivisezione è per certi versi uno spaccato della nostra società che sta poggiando le sue fondamenta anche su alcuni principi “malati”:

L’eccessiva competizione a tutti i livelli

Senza entrare in discorsi da sociologo, tutti possono percepire come, già prima di diventare adolescenti, i bimbi hanno carichi notevoli imposti dalla moderna istruzione da un lato e dai genitori che li vorrebbero vedere migliori di tutti gli altri suoi coetanei dall’altro. Per molti, una persona di successo, una persona che “vale”, è una persona che fa tanti soldi, che guida una bella auto, che veste in un determinato modo.

È banale dirlo in questi termini, ma siamo in una società che bada all’apparenza piuttosto che alla sostanza. Ovviamente molte delle colpe sono da attribuire ai mass media. Per questo, la competizione per cercare di mostrarsi meglio di come non si sia, toglie le energie al sano vivere a favore del sopravvivere. 

La tecnologia

Ho letto di uno studio che evidenziava come tutto il saper che l’uomo è riuscito a conquistare dall’inizio dei tempi fino all’anno zero, è stato uguagliato in quantità nell’anno 1500. Da lì in poi, la velocità è andata sempre più crescendo fino ad arrivare ai giorni nostri, in cui di anno in anno, la tecnologia e quindi il sapere si raddoppiano costantemente.

Oggi non abbiamo nemmeno la possibilità di aggiornarci o di capire come funzionano determinati oggetti (pensa allo smartphone). Il progresso corre ad una velocità tale che siamo più impegnati a reggere il viaggio che a goderci i suoi frutti.

vivisezione in italia

Multinazionali insensibili alla vivisezione

Se l’essere umano ha barattato il suo benessere sull’altare dell’apparenza, non dobbiamo meravigliarci se la sensibilità di alcune multinazionali è pressoché nulla nei confronti della vivisezione. Anche perché quante persone di quell’84% che è contraria alla vivisezione, è attivamente impegnata a non utilizzare prodotti testati su animali se non addirittura a fare qualcosa per portare alla luce questo fenomeno? 

Come dicevo prima basterebbe interrompere l’utilizzo di prodotti testati su animali per mettere fine definitivamente a queste barbarie. Ma ahimè siamo troppo distratti dalla campagna pubblicitaria dall’ultimo smartphone, costruito anche con il cobalto estratto dalle miniere del Congo, dove bambini, sfruttati fin dall’età di 4 anni,senza alcuna protezione, lavorano più di 12 ore al giorno per un pezzo di pane (Fonte Amnesty International). 

Una società che non ascolta, che non conosce cosa sia l’empatia, che fatica a rispettare l’essere umano e che ha perso il rispetto per sé stessa, probabilmente è destinata ad autodistruggersi. 

Il solo prendere consapevolezza di questi fenomeni ed impegnarsi personalmente, anche semplicemente scegliendo prodotti diversi, o ancora meglio dando il proprio contributo, come fa “Il Portale di Birillo”, che nasce anche per sensibilizzare l’opinione pubblica, rappresentano i passi obbligatori per ridare dignità ad una società che si è persa da troppo tempo, dimenticando tra l’altro, di avere la grossa responsabilità di conservare la sua specie e quelle minori.

Chiudo con una frase di Tristan Bernard, che mi da molto da pensare: Ci sono due cose che mi hanno sempre sorpreso: l’intelligenza degli animali e la bestialità degli uomini.

Massimiliano Cilli – Coach Professionista – mob. 335. 599 3763 – sito web

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