MARE ABRUZZO 2020: GOLETTA VERDE INDIVIDUA 4 PUNTI INQUINATI

MARE ABRUZZO 2020: GOLETTA VERDE INDIVIDUA 4 PUNTI INQUINATI

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I dati delle analisi di Legambiente svolte sul nostro litorale, sempre più ridotto a causa dell’erosione costiera  

di MICHELE BRUNETTI

Degli otto punti monitorati sulla costa in Abruzzo, la metà è oltre i limiti di legge, questo è quanto emerge nel report del team di Goletta Verde, che ogni anno vigila sulle acque italiane. I dati sono stati presentati ieri, nella lecceta di Torino di Sangro. Per via delle restrizioni causate dalla pandemia, quest’anno la celebre campagna ambientalista non ha seguito il solito itinerario coast to coast ma la guardia non è stata abbassata. Il monitoraggio delle acque in Abruzzo è stato eseguito a fine giugno dai volontari di Legambiente. La peculiarità dell’associazione è quella di indagare sui punti non balneabili, quindi non campionati dalle autorità competenti, per mettere in luce quelle criticità, verrebbe da dire sommerse, provocate dai sistemi depurativi spesso non totalmente efficaci.

 I risultati 2020 indicano come fortemente inquinato il punto sulla foce del fiume Vibrata, in località Villa Rosa, tra i territori comunali di Martinsicuro e Alba Adriatica. Entro i limiti, invece, il punto sulla spiaggia di fronte “Thaon” sul lungomare Zara a Giulianova. I punti indagati in provincia di Pescara sono risultati entro i limiti di legge e si tratta della spiaggia vicino la traversa IV, a cento metri a sud del fiume Saline, nel comune di Montesilvano, e della spiaggia in corrispondenza di piazza Primo Maggio a Pescara. Nella provincia di Chieti sono quattro i punti monitorati, di cui solo uno è risultato entro i limiti previsti dalla legge ovvero quello nella foce del fiume Sinello a Casalbordino. Invece, sono stati giudicati come fortemente inquinati i punti sulle altre tre foci in provincia: quella sul fiume Alento a Francavilla al Mare, sul fiume Feltrino, a Marina di San Vito nel comune di San Vito Chietino e sulla foce del canale in località “La foce” a Rocca San Giovanni.

Le foci risultate inquinate nel chietino sono a ridosso dei lidi sia attrezzati che di spiaggia libera, in cui il potenziale afflusso di bagnanti nei pressi dei punti è stata definita alta dai tecnici di Legambiente. Solo sulla foce del fiume Vibrata, sulle cinque foci analizzate, è presente il cartello che indica il divieto di balneazione, mentre nelle tre spiagge monitorate è assente l’obbligatorio cartello di informazione sulla qualità delle acque. Anche nell’edizione 2020 il CONOU (Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati) ha affiancato le campagne estive di Legambiente, provvedendo alla raccolta di olio lubrificante usato, un rifiuto pericoloso che, se smaltito impropriamente, determina gravi effetti inquinanti mettendo a rischio l’integrità dei sistemi acquatici, solamente nel 2019 il consorzio ha provveduto in Abruzzo alla raccolta di tre tonnellate di olio lubrificante usato.
Tuttavia, escluse le criticità di alcuni punti, la costa dei Trabocchi conserva le tre vele della Guida Blu e questo risultato va a sommarsi agli esami dell’Arta dei giorni scorsi, che indicavano il mare da Città Sant’Angelo fino a Francavilla con valori omogeneamente nella norma consentita dalla legge, rendendo 25 chilometri di costa balneabili.

MARE ABRUZZO 2020: GOLETTA VERDE INDIVIDUA 4 PUNTI INQUINATI

Erosione costiera in Abruzzo: il punto della situazione

I chilometri in erosione in Abruzzo sono diventati ben 82, pari a circa il 63% del totale del litorale. La nostra è una delle regioni dove è più evidente il fenomeno dell’erosione costiera, che nonostante un sistema di opere di difesa, avviato negli anni ‘50, continua a estendersi a tutto il litorale con frequenti problemi per strutture balneari, viabilità cittadine e alterazione dei sistemi dunali. Le aree costiere di Alba Adriatica e Martinsicuro a nord, quelle di Montesilvano e Casalbordino al centro e la costa dei trabocchi di Fossacesia a sud, sono tra i tratti maggiormente colpiti, anche se protetti da numerose barriere e pennelli artificiali.

Nel 2019, dopo rovinose mareggiate, il WWF Abruzzo chiese alla politica di mettere da parte le emozioni del momento e avviare in tempi rapidi un piano di tutela della costa, di adattamento ai cambiamenti climatici, di pianificazione territoriale e di una  rinaturalizzazione che si discosti totalmente dagli errori del passato per tutelare un territorio ormai fragilissimo, facendo notare che in tutti i tratti meno cementificati, dove si è mantenuto un minimo di naturalità, i sistemi trovano punti di giusto equilibrio e i danni diminuiscono in maniera considerevole. Ora non resta che attendere gli auspicati effetti positivi del nuovo Piano regionale di difesa della costa, presentato a gennaio e che si avvale della collaborazione dell’Università degli Studi aquilana


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