Legambiente e Wwf contro il cementificio sulla costa dei trabocchi

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Acque agitate nel vastese ma le associazioni resistono per salvare la riserva naturale

di Michele Brunetti

Una nuova puntata si aggiunge alla diatriba tra ambientalismo ed Es. Cal, in merito al cementificio proposto dalla ditta pugliese a ridosso della Riserva di Punta Aderci – Punta della Penna. Il 4 marzo, davanti al Consiglio di Stato, Sezione 4, in modalità telematica, si è tenuta l’udienza di discussione della sospensiva della sentenza numero 203/2020 pronunciata dal Tar Abruzzo, sede di Pescara, che aveva accolto il ricorso proposto da Wwf e Legambiente contro il parere favorevole di V.I.A., Valutazione di Incidenza Ambientale, che il Comune di Vasto aveva rilasciato in favore del progetto. Contro quella bocciatura la Es. Cal ha presentato ricorso al Consiglio di Stato di fronte al quale Wwf e Legambiente si sono costituiti in giudizio con l’avvocato Francesco Paolo Febbo. Nel procedimento non si è costituita, seppur a sostegno dell’impresa foggiana, l’Associazione Oasi, composta da alcuni imprenditori vastesi, contrariamente a quanto dichiarato dagli ambientalisti.

Nella conferenza stampa congiunta di Wwf e Legambiente, tenutasi a Pescara, l’intento emerso è stato quello di opporsi al cementificio a freddo per salvaguardare la riserva naturale, anche in prospettiva dell’istituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina. “Il presidente di Sezione del Consiglio di Stato ha esordito – ha raccontato l’avvocato Febbo, presente all’udienza – invitando la parte appellante Escal a richiedere l’abbinamento della sospensiva al giudizio di merito, così nei fatti riconoscendo la mancanza dei requisiti per l’accoglimento della istanza di sospensiva avanzata dalla società. Erano state proprio le due associazioni ambientaliste a evidenziare nella loro memoria difensiva l’assenza del pregiudizio ‘grave ed irreparabile’ prospettato dalla Escal: l’appello è stato infatti proposto dalla stessa società circa 7 mesi dopo la sentenza di accoglimento del ricorso!”.

Legambiente e Wwf contro il cementificio sulla costa dei trabocchi

Il cementificio rappresenterebbe un clamoroso autogoal in vista della transizione ecologica

Nella loro costituzione le due associazioni, oltre a contestare le motivazioni addotte dalla Escal, avevano rimarcato il grande valore naturalistico e ambientale del sito vastese, riconosciuto anche a livello comunitario, e questa mattina hanno espresso piena soddisfazione per la decisione assunta dal Consiglio di Stato auspicando che ora tutti, a partire dalla politica (ma anche imprese, operatori turistici e cittadini), prendano atto della necessità di salvaguardare e tutelare l’ambiente e sottrarre la Costa dei trabocchi e la Via verde all’incubo rappresentato dalla ipotizzata realizzazione di un’opera simbolo della cementificazione.

“È in gioco il futuro non solo della riserva di Punta Aderci e della città di Vasto ma dell’intera Costa dei Trabocchi e della Via verde – hanno dichiarato congiuntamente i due sodalizi –, nel momento che stiamo attraversando, sia legato a questa tragica pandemia che alla sfida della transizione ecologica, non c’è più spazio per simili opere nefaste. La storia ci impone di cambiare passo e di riscrivere la strategia di sostenibilità sociale, economica e ambientale dell’area turistica più importante della nostra costa, mettendo in campo veri modelli di economia circolare a zero consumo di suolo. Non c’è più spazio né per cementifici né per una ulteriore cementificazione del territorio. Impresa e politica facciano finalmente il salto di qualità che la situazione attuale richiede. Siamo di fronte a una sfida epocale che mette finalmente al centro innovazione, sostenibilità e qualità della vita. È tempo che lo capiscano anche gli imprenditori del territorio e la smettano di nascondersi sotto ‘sigle verdi’ per poi schierarsi in soccorso di opere rovinose per la collettività, avanzando anche improponibili richieste millantando un interesse per l’ambiente proclamato a parole ma palesemente smentito dai fatti, a cominciare proprio dalla presenza nel giudizio davanti al Consiglio di Stato”. Nel 2018 tutto il territorio si mobilitò prontamente per opporsi al progetto della realizzazione del cementificio, furono novecento i manifestanti che aderirono alla marcia pacifica verso il capannone che avrebbe dovuto ospitare l’opera.

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