Elogi europei per la Majella come scuola di convivenza con il lupo

Elogi europei per la Majella come scuola di convivenza con il lupo

Condividi

In visita al parco delegazioni straniere per apprendere i segreti dei nostri allevatori

di Michele Brunetti

Le ultime sono state giornate di grande sofferenza per la Majella a causa degli incendi, ma solo pochi giorni prima erano tornati in tanti dal Tirolo austriaco, dall’Alto Adige e dalla Baviera direttamente nel Parco Nazionale per ammirare le bellezze dell’Appennino abruzzese e per cogliere i segreti della convivenza con il lupo e l’orso, soprattutto per quest’ultimo motivo, in visita ai pascoli e agli allevamenti monticanti, era arrivata la delegazione di allevatori, ricercatori, funzionari dei Länder, rappresentanti istituzionali e operatori economici delle montagne alpine, in missione per il Progetto “LIFEstockProtect”, insieme a un gruppo di esperti della European Wilderness Society.

Ad accompagnarli sul territori è stato l’Ufficio Veterinario del Parco, per far comprendere come gli allevatori della Montagna Madre abbiano saputo rielaborare e consolidare il rapporto di convivenza con i grandi predatori, infatti i lupi di recente tornati in Tirolo e in Baviera, provenienti dall’Appennino, da Slovenia e Germania, trovano spesso nei pascoli tirolesi greggi non particolarmente protette, perché la lunga assenza del predatore da quelle montagne ha fatto dimenticare l’uso di condurre gli animali al pascolo sotto la custodia continua del pastore e dei cani e l’utilizzo di stazzi protetti per la notte, come invece è sempre accaduto in Abruzzo.


Agli allevatori abruzzesi va riconosciuto il merito di aver ripreso la tradizione antica della buona gestione delle pecore al pascolo, ma anche di aver collaborato con il Parco della Majella negli ultimi anni affinché questa tradizione venisse rinforzata nelle nuove aziende e presso i giovani allevatori, che lavorano in un contesto di speciale tutela a volte difficile e profondamente cambiato dal punto di vista ecologico. Grazie a loro, gli oltre 100 lupi della Majella, come rilevato da studi del Parco, “si servono” degli animali domestici solo per il 5% della loro dieta: questo accade perché c’è ampia disponibilità di prede selvatiche, come cinghiali, cervi e caprioli, ma soprattutto perché gli allevamenti ben custoditi non sono scelti dal lupo di frequente, fondamentalmente perché il lupo teme l’uomo e, quando può, preferisce starne lontano.
 

“I nostri colleghi settentrionali, – ha spiegato il veterinario del Parco Simone Angelucci -, oltre che essere molto interessati agli studi condotti in questi anni dai tecnici del Parco della Maiella, sono rimasti assolutamente colpiti nell’ascoltare i racconti degli allevatori e dei pastori della Maiella, che hanno garantito di non avere alcun problema con il lupo o, almeno, che le rare predazioni non costituiscono il problema principale per l’economia dell’azienda. Visitando gli allevamenti hanno potuto osservare come i pastori conducono le greggi al pascolo, insieme ai cani da pastore abruzzesi e ai sistemi di protezione, tra cui recinzioni elettrificate o metalliche, consegnate loro dal Parco per consolidare queste strategie di prevenzione”.

Dalla Majella arrivano nuovi modelli di politica agricola e di gestione delle predazioni

La visita è stata anche una buona occasione di vivace discussione su temi come l’importanza ecologica del mantenimento di attività di pascolo sostenibili, la qualità dei prodotti, la biodiversità agroalimentare e la necessità di maggiore attenzione istituzionale agli allevamenti di piccole dimensioni che deve venire con la nuova programmazione, con la PAC (Politica Agricola Comune), in passato orientata sui modelli di allevamento intensivo, i cui fondi dovranno essere auspicabilmente indirizzati al sostegno effettivo di queste attività, piccole, ma fondamentali per l’economia della montagna, l’identità culturale e la tutela dell’ambiente.
Il modello offerto dai nostri allevatori della montagna Madre è attento alle caratteristiche del territorio, sostenibile, legato alla biodiversità dei pascoli, in filiera corta, dunque connesso alle economie territoriali, e si identifica con una costante e irrinunciabile custodia degli animali al pascolo: l’unico, dunque, che riesca a evitare che la presenza del lupo, pregio e simbolo della montagna europea, diventi occasione di conflitto.

Da anni e con impegno il Parco della Maiella è al lavoro per consolidare il rapporto di collaborazione con le imprese del territorio con le quali mantiene un dialogo costante. “Attualmente è uno dei parchi dove si è più rapidi nell’indennizzare i danni alle colture da cinghiali e da altri ungulati – ha precisato Angelucci – e le perdite al patrimonio zootecnico causate dai grandi carnivori, come il lupo e, più raramente, l’orso. La velocità delle procedure, la loro semplificazione e la cura per la conoscenza e la dinamica dei danni sono la base per operare scelte di prevenzione condivise con gli allevatori, ma, da sempre, sono soprattutto un segno del profondo rispetto che l’ente esprime per il loro mestiere e per il loro ruolo insostituibile sulle nostre montagne”.

Oltre alle esperienze con partner austriaci e tedeschi, in primavera lo stesso Angelucci aveva tenuto lezioni online a 50 operatori portoghesi e oltre 400 spagnoli (da 11 diverse regioni) impegnati nel riconoscimento e nella gestione delle predazioni del lupo sugli animali domestici. Il corso di formazione era stato organizzato dalla partnership del progetto ‘Life Euro Large Carnivores’, principalmente gestito da Wwf Spagna, Wwf Portogallo, Institute of Conservation of Nature and Forest e associazione ‘Rewilding Portugal’, con l’obiettivo di formare guardie forestali, guardie parco, veterinari e tecnici per l’accertamento dei danni da lupo sugli allevamenti. La nuova relazione tra uomini e animali selvatici, con i primi che negli anni hanno progressivamente lasciato i terreni montani e con i secondi che hanno quindi riallargato i loro territori, è certamente un effetto positivo e nuovo, ma impone sfide di gestione e competenze consolidate. Per questo i tecnici del Parco sono impegnati a esportare il ‘modello Majella’ in contesti internazionali che guardano ad esso con grande interesse.

 Qui l’interessante video ‘Farm breeders of the Mother Mountain’ realizzato nel parco Majella

Elogi europei per la Majella come scuola di convivenza con il lupo

Ti potrebbe interessare anche Cambiamento climatico: Ghiacciaio del Calderone ridotto del 65%

#Majella

Seguici anche s u

Condividi

Potrebbe piacerti anche...

Post popolari

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *