Incendio l’Aquila, le inquietanti ombre dell’Ecomafia

Incendio l’Aquila, le inquietanti ombre dell’Ecomafia

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Il punto della situazione e le riflessioni su problemi ancora poco discussi nel nostro paese

di MICHELE BRUNETTI

Mentre proseguono le indagini per trovare i criminali autori dell’incendio doloso e capire gli interessi nascosti dietro tale gesto, una forte pioggia salvifica ha aiutato a domare le fiamme, e dalla mattinata del 5 agosto la situazione degli incendi dell’Aquila è totalmente sotto controllo, rendendo non più necessario l’intervento dei canadair. Successivamente, come hanno fatto sapere dal comune, sono rimasti in azione 100 Vigili del fuoco e 50 alpini del 9/o reggimento aquilano per le operazioni di spegnimento e bonifica a terra, coadiuvati da 58 unità di protezione civile, mentre un elicottero effettua lanci d’acqua sugli ultimi fumaioli, le operazioni finali sono quelle di sotterrare i più piccoli focolai resistenti. È stata una settimana infernale quella vissuta a ridosso dell’area boschiva compresa tra le località di Arischia e Pizzoli, sul Monte delle Pescine, la paura è passata ma si alimentano dubbi e timori.

Al momento sono state trovate alcune prove dolose dell’ incendio, si tratta di bottiglie e inneschi. Le prime indiscrezioni, che giungono dai carabinieri forestali, rivelano che non sia stato utilizzato un innesco violento, ma probabilmente una semplice fiamma o carta, questi particolari sono desunti dalla colorazione e dallo stato della cenere analizzata, così riportava il quotidiano Il Messaggero, mentre lungo la statale 80, nei pressi del rogo di Arischia, è stata recuperata una bottiglietta di alcool vuota. Per quanto riguarda l’innesco trovato da un cittadino, le analisi scientifiche hanno escluso la presenza di liquido infiammabile. Fauna e flora sono state devastate e si temono drammatici effetti sulla già non perfetta tenuta idrogeologica del territorio interessato, sicuramente verranno rinvenuti molti animali carbonizzati e nel prossimo futuro anche il clima risentirà della mancanza dei preziosi alberi.

Incendio l’Aquila, le inquietanti ombre dell’Ecomafia

Incendio dopo incendio avanza la criminalità organizzata

Negli ultimi 30 anni è stato perso il 12% del patrimonio forestale del Paese, e la percentuale continua a salire. Diciamocelo francamente, le cause naturali scatenanti di incendi boschivi di questa entità sono estremamente rare, i casi limite scaturiti da irresponsabilità, distrazione o piromania sono pochi, questi tipi di atti incendiari sono tutti dolosi con l’intento di distruggere la vegetazione per loschi interessi, si tratta di Ecomafia. Le mafie svolgono un ruolo determinante nel controllare i rispettivi territori di pertinenza, usando gli incendi per i più disparati motivi criminali: speculazioni edilizie, appalti per manutenzione e rimboschimenti, assunzioni clientelari del personale forestale (addetto agli spegnimenti e alla manutenzione), guardianie imposte, estensione delle superfici destinate al pascolo, ritorsione nei confronti di chiunque gli sbarri la strada e come mero strumento di ricatto politico, senza dimenticare che il numero di incendi crea o conferma assunzioni di operai forestali precari, fin troppi i casi già scoperti. Dietro ogni incendio si nasconde un’oscura verità.

Tristissimo, a livello umano, sapere che ad accendere un rogo possano esser stati proprio coloro pagati per spegnerlo. Questi tragici eventi devono essere totalmente gestiti per mano pubblica, diffidando, per necessaria precauzione, da privati, società, ditte e cooperative varie. Per frenare la devastazione delle aree protette dovrebbero esserci ideazioni e applicazioni di leggi draconiane per evitare la speculazione sulle aree incendiate con un rafforzamento dei divieti e l’istituzione rigorosa del catasto regionale delle aree attraversate dal fuoco, contrastando qualsiasi eventuale ritardo nel redigere e approvare annualmente i piani regionali AIB (antincendi boschivi) per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi. Molte di queste, ahimè, le scrivevo già sulle colonne della rivista PescaraPescara nel 2017, anno record per gli ettari di territorio italiano andati in fumo, e dopo gli avvenimenti sul Morrone, gli oscuri tentacoli dell’Ecomafia tornano a stritolare, quasi fino all’asfissia, il nostro verde Abruzzo. 

Leggi anche: Mare Adriatico: reti, plastica, stress ambientali e virus minacciano anche qui le balene

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